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Kurt Cobain

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I thought it was there for good, so I never tried.
Leonard Cohen

Ecco la mia storia, in parole semplici. Ti chiedo di non chiedermela più. Te l’ho detta per darti un avvertimento. Io ho subito un danno. Le persone danneggiate sono pericolose. Sanno di poter sopravvivere. Non hanno pietà: sanno che gli altri possono sopravvivere esattamente come loro.
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Suzanne takes you down to her place near the river
You can hear the boats go by
You can spend the night beside her
And you know that she's half crazy
But that's why you want to be there...
Leonard Cohen

Tutti i greci sanno ciò che è giusto. Ma soltanto gli spartani lo fanno!
Frank Miller

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Michel Foucault

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Milan Kundera

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sabato, 06 ottobre 2007

cena in casa

"Oh, nuova coinquilina, dai su, partecipa alla nostra cena tra amici! Per non farti sentire svantaggiata prepareremo il cuscus, che a lei viene tanto bene, così possiamo fare le verdure a parte, non è un'offerta allettante?"

"Certo, cari coinquilini, mi sento onorata e pressoché commossa! Ovvio, di mio preferirei accucciarmi in un angolo buio a infilarmi spilli negli occhi piuttosto che mangiare in compagnia di estranei, ma cosa non si fa per amore di una pacifica convivenza."

"Ecco, nuova coinquilina, ecco i nostri amici! Due coppie, in fondo anche noi siamo una coppia anche se te ne sei accorta dopo un mese: guarda che tepore casalingo, quanto siamo giovani e scapestrati ma contemporaneamente conservatori e noiosi, quanto riusciamo a essere intellettuali e contemporaneamente ignoranti come capre, non è bellissimo?"

"Dobbiamo, credo, cari coinquilini, metterci d'accordo sui significati dei vocaboli. Ma è comprensibile, giacché voi venite dalla terra della cortesia e della falsità. Vedete, dalle mie parti "amico" significa persona a cui si è reciprocamente legati da affetto, comprensione e stima, e non persona sfigata che si prende come esempio consolatorio quando ci attanaglia il dubbio di essere dei falliti. Nella mia terra di bagasce e scaricatori di porto questi nostri ospiti verrebbero, piuttosto, definiti patetici lobotomizzati oppure stronze acide."

"Ma dai, cara coinquilina, unisciti alla nostra brillante conversazione sui cibi tipici delle rispettive zone geografiche di provenienza! Oppure rimani in silenzio insieme a noi, dato che non abbiamo assolutamente nulla da dirci."

"Mi duole rifiutare, cara coinquilina che ora infine apprezzo per ingegno e dialettica, ma mi è difficile resistere alla tentazione di lavare tutte le stoviglie, magari anche quelle del pranzo, magari anche quelle dei vicini se ce ne sono; lo faccio ovviamente per fare la mia parte in questa serata così splendidamente organizzata. Ah, io venerdì prossimo forse non presenzierò alla nuova cena, poiché credo di aver trovato un impiego serale come custode di un cimitero infestato dagli zombie; sai, ho bisogno di un ambiente intellettualmente stimolante."
postato da: laspostata alle ore 06/10/2007 15:06 | link | commenti (7)
categorie: unacasaperunanno
lunedì, 24 settembre 2007

idiocrazia


La mia esultanza è durata circa tre giorni, al termine dei quali mi sono ricordata di non essere altro che un minuscolo grumo di dolore sperduto in un universo infinito e alieno, viva per caso o per punizione, lanciata a folle velocità verso la morte, il tutto senza una minima parvenza di senso.

Oltretutto non ho nemmeno molto da fare, e per me questo significa terrore e raccapriccio.
Ho un lavoro in università che consiste nel fingere di non essere troppo timida per farlo.
Devo aspettare almeno un mese e mezzo prima che inizino le lezioni, a cui tra l'altro non so nemmeno entro quando mi devo iscrivere (uso la fototessera vecchia o una nuova? una nuova costa almeno 5 euro, però quella vecchia è realmente disperata. che dite?).
Il mio coinquilino insiste a non trovare la password della sua connessione, quindi continuo a non avere internet in casa; in compenso ho uno Spöka, e dove c'è Spöka c'è casa (è quello dell'immagine, però più rotondo e blu).


Insomma ho un immediato bisogno di nuovi, strabilianti obiettivi. Ne posso già scrivere un sommario elenco:

1) Sopravvivere alla segretaria amministrativa, che mi ha detto chiaramente che ENTRO IL 25 del mese dovevo portarle dei fogli che le porterò il 26.

2) Ottenere una tastiera che abbia la lettera . Ah, non si legge? E' perché non c'è. Devo copiarla e incollarla ogni maledetta volta - comunque è la lettera b.

3) Non mettermi a piangere quando, aprendo Google Reader ogni 4 giorni, vedo:
Phonkmeister (146)
(io leggo tutto, gente. tutto.)

4) Studiare tutta la sociologia dal 1893 a oggi. Ho già un elenco di libri; l'ho fatto con Excel, così posso aggiungere man mano i titoli e tramite Dati -> Ordina averli tutti in ordine cronologico.

5) Scoprire se sono davvero allergica al lattosio.


Questi bastano e avanzano, anche perché fallirò al primo e passerò il resto della mia esistenza trascinando nel mondo la mia anima accecata dall'umiliazione. Fallendo il primo, mi sentirò troppo mortificata per osare affrontare il secondo, e mi metterò a piangere ogni volta dovrò scrivere "blog" (controlvlog), così che alla fine smetterò del tutto di scrivere. Mi isolerò quindi in biblioteca, ma il crollo della mia autostima mi ostacolerà nell'ardimento; nemmeno potrò consolarmi con la cioccolata perché il timore, mai verificato, di essere allergica al lattosio mi priverà del piacere dei dolci, che attualmente sono la mia unica alimentazione, e rinunciando a essi morirò.
Fine della partita.


(tra parentesi: derby di merda)
postato da: laspostata alle ore 24/09/2007 15:24 | link | commenti (6)
categorie: sociologia, deliri, blog, unacasaperunanno
sabato, 01 settembre 2007

blattodei e romanzi

Come si può intuire sono di nuovo in regime di astinenza da internet, e questa volta senza nessun buon proposito alle spalle, ma solo per l'assenza (momentanea, si spera) di un collegamento nella casa nuova.
Questo quindi è solo un breve post di aggiornamento e richiesta di consigli.

Aggiornamento: gli scarafaggi. Li ricordate? Quelle bestiole che saranno le uniche a sopravvivere a un attacco nucleare ed erediteranno la Terra, quelli che per ora hanno ereditato la nostra cucina. Pur sapendo che non è possibile ucciderli, abbiamo deciso di spaventarli, o almeno indispettirli. La strategia è stata duplice: prima una pulizia della cucina con agenti chimici di un livello appena inferiore a quello delle armi batteriologiche, poi la somministrazione di un veleno di un livello probabilmente superiore a quello delle armi batteriologiche.
La pulizia della cucina è stata un inferno. Ogni anno si aggiunge al mio curriculum di grandi pulizie un luogo più immondo, e spero davvero che questo sia l'apice della mia carriera. Certo, ho pulito anche luoghi abbandonati da vent'anni, ma, ecco, non nella prospettiva di abitarci dentro davvero. Ieri sera, quando ho aperto il frigorifero e da lì è uscito uno scarafaggio, ho capito che non si poteva rimandare oltre.
Abbiamo finito all'una di notte, intossicati dagli sgrassatori e dagli insetticidi, dopo essere sopravvissuti ad attacchi fobici (miei), temporali, esaurimento psicofisico, e soprattutto giochi di equilibrismo ("secondo te come si può arrivare a pulire fino lì?") che, in caso avessero avuto un esito infausto, avrebbero di diritto candidato il mio coraggioso coinquilino a vincitore dei Darwin Awards 2007.
Ora come ora la cucina è in quarantena per alcuni giorni, dato che l'insetticida parsimoniosamente distribuito è realmente molto tossico. Tutte (tutte) le stoviglie e tutto il cibo sono ammucchiati nella sala, il che dà un colpo d'occhio che farebbe svenire di gioia il ghiottone teledipendente (soprattutto per il mio mucchietto, composto quasi esclusivamente, come potete immaginare, da dolci).
La prossima settimana sarà il turno del bagno. Stay in tune.


E ora veniamo ai consigli, perché prima o poi questo purgatorio finirà e io riprenderò a fare le cose di sempre, tipo leggere, uscire, andare al cinema, girare per locali, ascoltare la musica del diavolo, scommettere sui cavalli, drogarmi, ubriacarmi e ogni notte svenire nel mio vomito.
Ma per ora fermiamoci al "leggere".
Sì perché a parte l'e-book de "I ragazzi di Anansi" di Neil Gaiman (molto carino, divertente, quasi a livello di "American Gods" - anche perché sembra uno spin-off di quest'ultimo - e sicuramente migliore dei suoi più recenti lavori, fumetti compresi. sono molto benevola nei confronti di Gaiman, anche nei suoi momenti peggiori riconosco sempre un guizzo di genialità, ma sto ancora aspettando che si riprenda dal post-Sandman e scriva un altro capolavoro, seriamente però) sono mesi e mesi che non leggo narrativa. Quindi mi sto facendo una breve lista di titoli con cui recuperare.
Il primo ce l'ho già, nel senso che l'ho comprato preventivamente, spinta da questo post di Lorenzo: "Solomon Gursky è stato qui" di Mordecai Richler, del quale premetto che non ho mai letto nient'altro (buuuu).
Per i due immediatamente successivi si tratta di riletture obbligate: "Il grande Gatsby" di F.S. Fitzgerald e "Il giovane Holden" di J.D. Salinger, perché a lei piacciono tantissimo e di queste cose se ne intende sicuramente più di me, quindi sono portata a pensare di avere torto io.
Poi, "Infinite Jest" di D.F. Wallace, perché dal giorno in cui arrivandoci da qui ne ho letto la trama su Wikipedia mi sono vergognata immensamente di non conoscerlo e mi sono ripromessa di rimediare al più presto.
Insomma, come avete capito sono tutti "libri da blog". Quindi se volete contribuire e lasciare il vostro consiglio (uno, ingordi!), mi farà molto piacere e prometto di seguirlo.

Ora torno nel limbo degli scollegati - addio, e che il mio ricordo rimanga vivo nei vostri cuori.
postato da: laspostata alle ore 01/09/2007 21:07 | link | commenti (9)
categorie: letture, unacasaperunanno
domenica, 05 agosto 2007

una casa per un anno

Ultimamente ogni volta che torno a casa dei miei genitori rimango un tantino disorientata. Ma come fa a essere così bella? Qui funziona tutto perfettamente: da qualche anno abbiamo pure lo scaldabagno che non si spegne mentre ti fai la doccia... inoltre il pavimento è integro, non ci sono insetti, il frigorifero non odora di decomposizione, gli scarichi vanno che è una meraviglia, ci sono un sacco di luci ed è tutto straordinariamente pulito.
Spero di non abituarmici.

I due mesi nella casa degli orrori sono finiti, e mi sono trasferita in una casa che sarà la mia per un anno.
Un anno. Per me un anno è un periodo di tempo così lungo da non riuscirne a cogliere la portata. A parte la scuola, non ho mai iniziato nulla che durasse almeno un anno. Non continuativo, comunque.
Questo contratto di (sub)affitto di un anno ha così assunto un significato immenso. "Mi dò un anno": un anno per cosa? Si vedrà: ho un anno. Al 31 luglio 2008 dovrò rispondermi; ma per ora so che ho un anno, e tanto mi basta e deve bastare.

La mia casa nuova è estremamente grande ed estremamente sporca. La cucina è abitata da scarafaggi e dai fantasmi dei precedenti inquilini.
Ma è una casa grande con coinquilini simpatici tranquilli e rilassati, la mia camera ha la porta dipinta di blu e dà su un bel balcone. La sala è tappezzata di manifestini, ritagli di giornale, poster e altre amenità. Mi stravacco sul divano, accendo una sigaretta, chiacchiero mentre aspetto che salga il caffè, e non ricordo che mi fossero davvero importati la sporcizia della cucina e gli acquitrini in bagno.
Sono fatta così. Basta darmi un po' di respiro, e molti sorrisi. E di respiro, in questi mesi, ne ho davvero avuto pochettino.

Ora sono a Genova, a respirare un po'. A leggere quella novantina di blog-tumblr-siti a cui sono "abbonata" (certo, se qualcuno evitasse di aprirne uno al giorno...), ad andare al mare nella spiaggia del popolo e a circumnavigare gli scaffali della biblioteca con fare sospetto.
Se ci incrociamo, mi riconoscerete facilmente. Sono quella con gli occhiali (oppure quella senza occhiali che inciampa e si fa male), quella che ride, smadonna, e respira.
postato da: laspostata alle ore 05/08/2007 00:49 | link | commenti (6)
categorie: città, unacasaperunanno