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I'm worse at what I do best
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Kurt Cobain

Yes, and thanks, for the trouble you took from her eyes
I thought it was there for good, so I never tried.
Leonard Cohen

Ecco la mia storia, in parole semplici. Ti chiedo di non chiedermela più. Te l’ho detta per darti un avvertimento. Io ho subito un danno. Le persone danneggiate sono pericolose. Sanno di poter sopravvivere. Non hanno pietà: sanno che gli altri possono sopravvivere esattamente come loro.
Josephine Hart

Suzanne takes you down to her place near the river
You can hear the boats go by
You can spend the night beside her
And you know that she's half crazy
But that's why you want to be there...
Leonard Cohen

Tutti i greci sanno ciò che è giusto. Ma soltanto gli spartani lo fanno!
Frank Miller

I discorsi, come i silenzi d'altronde, non sono sottomessi al potere o rivolti contro di lui una volta per tutte. Bisogna ammettere un gioco complesso e instabile in cui il discorso può essere contemporaneamente strumento ed effetto di potere, ma anche ostacolo, intoppo, punto di resistenza e inizio di una strategia opposta.
Michel Foucault

La vertigine è qualcosa di diverso dalla paura di cadere. La vertigine è la voce del vuoto sotto di noi che ci attira, che ci alletta, è il desiderio di cadere, dal quale ci difendiamo con paura.
Milan Kundera

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Walt Whitman

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lunedì, 30 aprile 2007

pioggia, misticismi e ombelichi

Andare in bicicletta sotto la pioggia. Non lo facevo da... chissa', forse dal campeggio, che era un luogo pieno di infelicita' ma ricolmo di pedalate.

Ieri ho fatto un viaggio in treno tra i piu' nocivi della mia vita, e una volta in metropolitana sono completamente crollata. La desolazione, la bruttura di cio' che vedevo mi ha fatto sprofondare. Ha ragione l'amica che sostiene che bisogna portare l'arte nelle citta', che bisogna sostenere un diritto alla bellezza?
Ma chi se ne frega dell'arte, dico io, regaliamo cocaina piuttosto, o almeno del prozac.

poe_on_prozac


Regalatemi un motivo. Uno buono intendo, un motivo che mi spinga a esclamare "eppero', che bel motivo, non posso proprio dire di no davanti a un motivo cosi' convincente". Io lo chiedo a tutti, ma nessuno comprende la domanda perche' quando non ne hai bisogno, di un motivo, non sai nemmeno che c'e'.
Un concetto difficile in una societa' che costruisce i bisogni travestendoli da diritti, che inventa i consumi travestendoli da bisogni. Finora l'hanno fatto solo le religioni, questa cosa di inventare il bisogno di un motivo; infatti non faccio altro che avvicinarmi a religioni a caso, ma aborro il mio stesso opportunismo, e poi sono troppo viziosa e caotica per convertirmi a qualsiasi cosa. E' un peccato, perche' sinceramente mi piacerebbe un casino convertirmi a una religione. L'Islam mi piace un sacco, mi sembra una roba da studiosi serissimi, roba che t'impegna per un bel po'; idem con l'ebraismo, ma c'e' quella storia di Israele, proprio non ci sto dentro; penso che mi daro' all'induismo. E' una roba complicatissima e ti tocca imparare il sanscrito che e' tipo la lingua piu' vicina al pre-Babele: sapete (ma probabilmente no, non lo sapete, perche' dovreste?) che ci sballo con queste cose.

Beh, magari mi  vado a leggere qualcosa di zen, o piu' probabilmente a abbuffarmi di gelato.
Quanto sono lunghe le giornate: non passano mai, per quanto ci si distragga. Capita solo a me? Tutti dicono "ah questi mesi mi sono volati", "una giornata di ventiquattr'ore non mi basta per tutte le cose che voglio fare", mentre io devo impegnarmi per arrivare alla sera, che non arriva mai abbastanza in fretta, per quante cose ci metta in mezzo.

Ieri notte ho sognato che il mio ex-ex era diventato stabilmente, serenamente, normalmente gay. Non era cambiato nulla in lui, solo che aveva una relazione con un uomo, che se ricordo bene era un banale (scusate) commercialista di mezz'eta'. Mi sono sentita sollevata per la sua felicita', e, una volta ancora, colpevole di aver fatto, anche a lui, "sprecare tempo". Nel mio sogno appena s'era liberato di me (e dire che nella realta' sono io ad averlo lasciato), aveva finalmente trovato non solo l'amore, questo concetto idiota, ma piu' semplicemente il suo posto nel mondo.
Again, again I'm sorry for my unworthiness
.
postato da: laspostata alle ore 30/04/2007 20:22 | link | commenti (2)
categorie: deliri, religioni
giovedì, 18 gennaio 2007

La testimonianza di Lia

Son tre giorni che lo penso, questo post su Lia.
E alla fine quello che vorrei metterci è troppo per un post soltanto.
Vorrei parlare di come sono arrivata sul suo blog a partire da una sortita su Macchianera, come ho passato giorni per leggermelo pressoche' tutto, o almeno tutto il 2006 (e le F.A.Q.); come mi sono ricordata di aver già sentito parlare di lei, quando il quotidiano locale aveva dato la notizia di questa famosa bloggers che s'era trasferita a Genova, e io ho pensato "Dio, è una città veramente defunta se QUESTO e' un evento di cui parlare" - e non avevo letto l'articolo, perche' al tempo non sapevo cosa fossero i blog ed ero soprattutto vagamente maldisposta nei confronti degli stessi.
Vorrei parlare di come Lia abbia immediatamente conquistato il mio cuore, col suo orribile (scusa) template e il suo mal d'Egitto e la sua autoironia. Ma appena dopo avermi conquistata, ha iniziato a dialogare con una parte di me che da tempo aveva deciso di lasciarsi morire d'inedia e mutismo. Lo stesso mutismo che lei ha avuto il coraggio di scavalcare: riflettendo, riflettendo, e infine scrivendo, scrivendo ciò che vedeva e sentiva e pensava rispetto a temi complicati, e persone complicate.

Quand'ero piccola, "sinistra" significava "progresso", e significava quindi scienza, tecnologia, mutamento, messa in discussione dello status quo, sperimentazione, volonta'. Se mi guardo attorno adesso, "sinistra" significa tutto il contrario: apologia dell'immobilismo, diffidenza e ipocrisia. Ci sono più Lari che intellettuali, più dogmi che libri, e si sceglie il motto e lo slogan a seconda della stagione, come nelle sfilate. Niente critica e nessuna sperimentazione.

Lia si pone dei problemi. Si chiede come parlare "male" di quanto si vuole difendere, di quanto per tutta la vita si e' difeso. Come mettere in luce le magagne senza dar ragione agli oppositori politici. E infine sceglie la via che e' propria di quei pochi insegnamenti che la sinistra ancora avrebbe da dare: il femminismo europeo. Il femminismo che diceva "Il personale e' politico", che segnalava l'esigenza di mettere in discussione, nel foro della res publica, anche cio' che poteva sembrare personale, intimo, ma che nelle sue forme e convenzioni e interazioni rifletteva l'ordine sociale "macro". Quindi ci si è messi a parlare d'un tratto non solo di Vietnam e Internazionalismo, ma anche di famiglie, relazioni di coppia, pedagogia. Del posto che occupiamo e di quello che ci fanno occupare. E da li' le battaglie, ancora incomplete, sul divorzio e sull'aborto, da li' la durissima transizione da un diritto della famiglia a un diritto dell'individuo (ancora adesso il nostro stato sociale è basato sul concetto di "capofamiglia". i diritti sociali di milioni di persone dipendono dal fatto di essere "moglie di" o "figlio di").
Il personale e' politico, quindi Lia inizia a raccontare cio' che le sta accadendo. Perche' l'unico sguardo di cui possiamo fidarci, e' il nostro. E perché questa e' una prospettiva valida come ogni altra, a mio parere migliore di molte altre, per guardare alla realta'. Quella di Lia e' una battaglia che sta conducendo non solo per se stessa ma per chi, piu' debole di lei, non ha voce per condurla. Come e' sempre stato dopotutto, e come l'intellettuale "not embedded" dovrebbe fare nei confronti di tutto, soprattutto di cio' che piu' gli e' vicino.
Lia racconta della fine di un matrimonio islamicamente contratto, con una figura rilevante dell'Islam italiano peraltro, e quindi di un divorzio islamico. O meglio, della difficolta' di ottenere un divorzio islamico. Di cio' che tale difficolta' rivela sull'Islam italiano, di quanto si dovrebbe riflettere e imparare da una vicenda personale come la sua.

Lia e' stata attaccata. Sapeva di poter essere attaccata dai difensori di un certo status quo, di diventare "la ricattatrice" e di venire fraintesa. Sapeva di poter venire strumentalizzata - e per questo e' stata chiara, semplice, trasparente, calma, paziente. E' stata attaccata una prima volta: lo stesso omino che nel suo blog si nomina solo in quanto rappresentante di una maldicente islamofobia, ha pensato di poter estrapolare a muzzo dai suoi post per costruire la storia di "Lia, l'italiana vittima della poligamia musulmana". E vabbe'. Ma martedi' il calunniatore neocon e' andato contro ogni etica professionale, ogni rispetto delle leggi sulla privacy, oltre ogni buonsenso. Si', buonsenso, perche' chiunque dopo la lettura dell'articolo passi da Haramlik capirà da solo che il "giornalista" ha stravolto la realta', inventandosi uno scandalo a suo uso e consumo, nonche', scusate l'inezia, pubblicando corrispondenza privata senza chiedere l'autorizzazione ne' di mittente ne' di destinatario.
Non e' un caso che non vi sia nemmeno un link, nell'articolo. Tanto i suoi lettori fedeli, la sua base, non si scomoderà certo a fare una ricerca con Google.

Lia, come blogger, ha l'attenzione e la solidarieta' di molti. Ma come privata cittadina, cosa ha? Qualche giornalista s'e' accorto della cosa? Il Corriere della Sera ritrattera', si scusera', licenziera' l'abominio? Qualche famoso avvocato accettera' di aiutarla a farsi giustizia aggratis?
La vicenda personale di Lia continua a essere una vicenda politica. Soprattutto ora.
postato da: laspostata alle ore 18/01/2007 17:25 | link | commenti (5)
categorie: blog, religioni
lunedì, 18 dicembre 2006

senza far tante cerimonie

I rituali sono importanti. A me piacciono, e non solo in quanto frustrata antropologa dilettante. Mi piacciono perché nel corso della mia esistenza ho capito sempre meglio la loro funzione, la loro utilità.

I rituali ci accompagnano nell'affrontare eventi che altrimenti sarebbero più grandi di noi. Inconcepibili, se misurati con la mente del singolo individuo. La nascita e la morte; l'appartenenza a una comunità e il bando da essa; il delitto e la punizione, l'esame e il verdetto.
Saremmo persi, senza i rituali, solo che non sempre ne siamo coscienti. Quando ne abbiamo forzatamente abolito alcuni, abbiamo dovuto rimpiazzarli in fretta. Quando non l'abbiamo fatto, abbiamo perso un'altra zolla di terreno sicuro. Come infatti sta accadendo.

I rituali si possono pervertire. Così come gli stereotipi possono deviare in pregiudizi negativi, i rituali possono svuotarsi di significato, anche e soprattutto di quello inconscio.
Oppure può accadere il contrario: che la routine divenga rituale. Ciò accade soprattutto quando sentiamo minacciata la sacralità della nostra persona - direbbe Goffman - e quindi cerchiamo di proteggerla aggiungendo cerimonialità alla nostra vita quotidiana. Il pensiero magico come incantesimo di protezione.


Sì vabbè, tutto questo per dire che a me piace, il Natale. Ecco.
postato da: laspostata alle ore 18/12/2006 14:49 | link | commenti (3)
categorie: deliri, religioni
sabato, 09 dicembre 2006

perché siamo qui?

Oggi è un sabato che sembra un po' una domenica.
Tanto, che persino la pur gustosa prospettiva di un sardonico post sui ridicoli "artisti" di cui ho subito la "musica" ieri al circolo ARCI di paese-brianzolo-famoso-contro-la-sua-volontà mi appare inutile e noiosa.

Fortunatamente, il Chtulhu Tract di Steve Ellis e Fred Val Lente mi ha ridato la giusta prospettiva sulle cose.
postato da: laspostata alle ore 09/12/2006 22:46 | link | commenti (1)
categorie: religioni
martedì, 14 novembre 2006

Cose per cui val la pena vivere

"LO STATO OTTIMO DELL’UOMO E L’IDEA DI GIUSTIZIA: LA RADICE «YEW»"

La certezza massima, su cui tutto ruota, insegna che c’è uno stato ottimo e magico dell’uomo, quando egli si sente sostenuto da una sottile energia che lo contiene e che nel contempo gli si diffonde tutt’attorno

L’uomo in tale stato è «in forma», simile a una pianta colma di linfe, in crescita, felice (che vuol dire: fertile); simile a un animale (a quello suo e particolare) nella pienezza del suo fascino, d’imperio o di seduzione che sia.

La psiche e il corpo a un uomo così privilegiato non pesano, operano congiunti e in silenzio, offrendo uno specchio calmo che al suo spirito svela il presente e anche il futuro. Un uomo così benedetto coglie i segni dell’avvenire sentendoli come cenni delle forze, delle divinità stesse che lo misero al mondo, circondarono di certe cose, persone, occasioni, dandogli il suo destino, e che ora lo conducono con apparizioni, sogni, parole significative, ispirandolo. Egli è come un vessillo o un fuoco mossi dal vento, dall’ispirazione di divini spiriti provvidenti. Tutto per lui procede secondo destino, come un gabbiano ad ali immobili egli fende il tempo, legato da esatti riti ai morti e ai vivi, da oracoli veraci all’avvenire, e trabocca di gratitudine. Tale è lo stato ottimo dell’uomo.

In un certo senso questo è lo stato integro e completo. Florenskij osservava che in russo si denota con celyj, che proviene dalla stessa radice del greco kalós, «bello». Inoltre il gotico di integro e sano è hails. Questo concetto nel greco ellenistico è in certo senso dykaiosýne, giustizia, che dipende da una attribuzione della connaturale funzione alla singole parti dell’uomo. Si designa però più spesso come gloria, kÅ·dos, o come fama, kléos, decretata da una pronuncia, phéme, degli dèi. In vedico è lo stato di kràtu, di ardore, forza e ispirazione, forse dalla stessa radice kar- donde il sanscrito kÄ«rti, «fama» (e il tedesco Ruhm). In avestico è magha, dalla radice di magnificenza e di magia. Forse in indoeuropeo fu designato con la radice leudh-, donde l’avestico ruoda-, «crescita», «statura», il greco eleuthería e il latino libertas; con la radice aug-, donde augmentum, auctoritas, augustus (e il greco augé, «splendore»). È uno stato nel quale si fonde la veemenza più ebbra e l’attenzione più quieta e lungimirante: perciò una comune radice genera le parole mania, mente e mantica (Men-erva).

Questo lo stato giusto, il bene.

Le parole che designano il diritto spesso evocano questa condizione che è la pietra di volta d’ogni ordine di giustizia.

Jus proviene dall’indoeuropeo yewos- che ha la radice stessa (yew-) di iuventus e del sanscrito yava, «frumento, fonte di forza». Da yewos- in avestico proviene yaoz, la vita magicamente crescente, fluente, fertile-felice, quella che vivifica il seme, il latte, il fuoco, l’anima: la dea AnÄhitÄ, che in India è SarasvatÄ«, nome, nello yoga, di un’essenziale arteria di energia sottile. In sanscrito yoh è la salute come pienezza d’energia magica; ne traboccano i semi.

Yaoz, yoh furono formule benedicenti, esorcistiche o di esaltazione: «Evviva!».
YaoždÄ-dÄiti in avestico significa rendere ritualmente puro e integro: instaurare o restaurare nella pienezza di vita.
Il diritto in vedico è rtà, che è il corso naturale e pieno del destino, generato dalla sorgente della vitalità magica, la linfa inebriante del soma: rtà regge il corso degli astri e il cuore dell’uomo, è la strada del destino (rtà degli dèi è lo zodiaco).
In seguito diritto si dirà
dharma, che anch’esso è la diritta via, la direzione incrollabile e ciò che rende ogni essere ciò che è per essenza.

Legge proviene da stabilire, porre: lengh-, la stessa radice che nelle lingue germaniche antiche forma anche la parola «destino» (in antico sassone gi-lagu).


(da IL DIRITTO E IL SACRO, Elémire Zolla, in "Uscite dal mondo")
postato da: laspostata alle ore 14/11/2006 11:13 | link | commenti
categorie: religioni
domenica, 01 ottobre 2006

domenica

La domenica mattina (spesso anche il sabato) i miei vicini partono con il loro resistibile cocktail di musica nazional-popolare della ridente Shqipëri. C'è da dire che "mattina" significa qui "11.00 a.m.", quindi avevo ben poco da contestare. Ma ho creduto comunque consono al mio spirito di buon vicinato augurar loro il buon giorno facendo suonare, al mio povero vecchio stereo a vapore, Kicking Against the Priest di Nick Cave - a un volume decisamente fastidioso.

Pensiero triste della sera: crescendo, mi accorgo che le persone affrontano le tragedie attuando un ventaglio limitato di reazioni. Insomma, attacchi di panico, relazioni sentimentali surreali eccetera. Mi chiedo se sapere questo mi aiuterà nel momento in cui dovrò affrontare anch'io qualcosa di grosso. Temo proprio di no.

Il pensiero triste deriva dalla session di auto-epilazione di oggi: il dolore fisico mi mette sempre tristezza. Tra l'altro per distrarmi mi son messa a leggere "Il messaggio degli extraterrestri" di Rael... Ero convinta che quella raeliana fosse una simpatica dottrina niuèigg che aveva gli alieni al posto degli angeli, e mi sono ritrovata a leggere un manifesto teocon di razzismo extraterrestre!
Finalmente vengo a capo della conversione di  Michel Houellebecq; non riuscivo ad accettare che avesse sposato una filosofia di paceebbene - al contrario: l'idea che il mondo sia stato creato da un manipolo di scienziati pazzi, crudeli, dispotici, infantili e paranoici, in effetti gli calza bene...

(anyway, Cthulhu for president)
postato da: laspostata alle ore 01/10/2006 23:41 | link | commenti (3)
categorie: religioni, my stuff