La verità non esiste.
La diversità delle opinioni è una bella cosa.
Ognuno ha diritto di esprimere le sue opinioni senza censura.
(a patto che accetti che queste vengano messe in discussione, aggiungo io)
Eccetera eccetera: ci siamo capiti.
Ma.
Ma se leggo un'altra volta "i black bloc misero a ferro e a fuoco la città di Genova", giuro, giuro che vi vengo sotto casa e vi obbligo a discuterne. Uno a uno. E se state andando in vacanza non importa: vi aspetto al rientro.
O meglio: no. Perché l'idea che si possa credere davvero che "i black bloc misero a ferro e a fuoco la città" sia un adeguato riassunto di quanto accadde, mi fa tanto male che mi metterei a piangere durante la discussione e avreste vinto voi lo stesso.
Quindi facciamo così: avete vinto voi. Avete vinto già da prima. Avete vinto sempre, e vincerete sempre.
(non c'eravate, vero? scommetto che non c'eravate. ma non dico nei cortei; anche solo in città, anche solo affacciati alle finestre, o chiusi in casa ad aspettare una telefonata dai figli, o peggio a riceverla)
Avete vinto sempre, e vincerete sempre.
Piantatela di infierire, almeno.
Sì ma se magari si smettesse di confondere lo storico quotidiano ligure
(il secolo decimonono)
con lo storico quotidiano di matrice fascista,
saremmo anche tutti più contenti, porca miseria.
update serale: l'articolo è stato corretto. ma rimango vigile!
Sto leggendo un manuale. Il manuale del corso introduttivo della disciplina in cui mi sono laureata. 700 pagine di noia, scritte per un pubblico di 18enni (o di ritardati, devo ancora chiarire questo punto) e obsolete in modo imbarazzante.
Non ho ancora capito se lo sto veramente leggendo per "tornare ad avere un quadro complessivo, pur abbozzato, della materia", la mia giustificazione formale, o semplicemente perché parte dei numerosi e pedanti rituali che ogni volta precedono qualcosa per cui non mi sento ancora pronta, e hanno l'ottima funzione di tenermi occupata mentre rimando.
Però mi ha fatto venire in mente una cosa. Il manuale è scritto nel 1996, e in un punto si accenna alla "disgregazione dell'ex jugoslavia". Quel semplice accenno mi ha sepolta viva di ricordi.
La guerra umanitaria contro la Serbia del 1999 (il link è solo che doveroso) è il primo (di due) evento politico ad avermi cambiato la vita. Ovviamente la mia carriera di liceale era impregnata di politica, e in quegli anni erano successe un sacco di cose - cose per cui gioire e solidarizzare, cose contro cui manifestare, cose per cui farsi una cultura per dopo poterle giudicare. Il mio era un mondo "ingiusto", in cui molto, anzi quasi tutto era radicalmente sbagliato, un mondo che però aveva anche i suoi lati positivi, aveva nel suo passato alcune cose decisamente fighe, un mondo che con qualche aggiustamento poteva essere decente. Non dico per me, ma così in generale.
(per me ci voleva semplicemente l'estinzione della specie umana, o se non altro la mia, ma qui si parla di politica, il privato è pubblico ma fino a un certo punto)
Un mondo, dicevo, a cui fare l'agopuntura. O qualche scrocchio osteopatico. E poi le cose sarebbero andate bene. Le potenzialità c'erano.
Da quella guerra, ho subito una sorta di trauma. Ho capito che i valori che mi avevano pazientemente, istituzionalmente inculcato fin da bambina erano discordanti con la realtà. Mi sono sentita ingannata e tradita. Pensavo che sarebbe stato molto più ovvio e giusto, per tutti, semplicemente istruire i bambini ai valori della guerra, della violenza e della menzogna, invece di farci fare le poesie sulla pace e riempirci di ideali assolutamente inutili e in contrasto con le esigenze funzionali della società. Come potevano prendersela se protestavamo? Protestavamo esattamente in nome di ciò che ci avevano detto di difendere, ciò su cui alle elementari ci avevano fatto fare i temini ogni stramaledetto 25 aprile, ciò che ogni dannato libro per bambini o persino cartone animato ci aveva fatto interiorizzare come norma sociale più che condivisa: fondamentale. Pure le religioni dicevano più o meno le stesse cose.
Nel 1999 stavo seguendo un corso di Storia Contemporanea, con un programma inutile, parcellizzato, scelto dal docente più grasso, vecchio e socialista in cui mi sia mai imbattuta. Durante una lezione espresse il suo parere favorevole a quella guerra, e io per la prima (forse unica, mi sa) volta in vita mia andai alla cattedra per rispondergli.
E lui usò una cosa di cui mi sono ricordata solo stamattina, leggendo quella frase nel mio stupido manuale. Fece una cosa che se qualcuno me la facesse adesso, gli mangerei la faccia e in due secondi lo lascerei per terra sanguinante a chiedere pietà. Ma ero stupida, timida, non me l'aspettavo e quindi non so nemmeno cosa gli risposi, perché era la prima volta che qualcuno usava quella cosa con me:
la reductio ad hitlerum.
"I ragionamenti che fa lei sono gli stessi per cui Hitler non fu fermato quando invase la Polonia. E invece non avrebbero dovuto farlo? Pensi cosa sarebbe successo se gli Stati Uniti non fossero intervenuti durante la seconda guerra mondiale".
Un professore di Storia Contemporanea. Non potevo crederci.
Quel 25 aprile gettai sassi e palloncini di vernice rossa contro l'ambasciata statunitense. Una catarsi che non vi dico.
Peccato che qui intorno non ci sia una bella ambasciata iu-es-ei. Quando ti servono, non li trovi mai. Tipo gli idraulici.
Ci ho riflettuto un bel po', e alla fine ho deciso che no, NON aderiro' alla giornata "M'illumino di meno".
L'ipocrisia di questa campagna mi avvilisce.
Io risparmio ogni giorno. E non solo perche' chiudo il rubinetto mentre mi lavo i denti, perche' ho la doccia al posto della vasca (e devo anche farla veloce o si esaurisce l'acqua calda), perche' odio i led accesi e gli elettrodomestici in standby (mi ossessiona il flebilissimo fischio che ne proviene).
Risparmio perche' non ho la radio, non lo la televisione e, soprattutto, non ho l'automobile.
E per questi non-possedimenti, sono sbeffeggiata se non aspramente rimproverata dagli stessi che tra un paio di giorni tutti contenti spegneranno per qualche ora il computer e proveranno il brivido di un viaggio sul tram.
Non ho la radio: ero un'ascoltatrice abituale di Radio2 e Rock FM, ma dove abito ora non si sentono. Un elettrodomestico in meno. Se sento il bisogno fisico di ascoltare un programma, c'è il podcasting (Eclettica su tutti). Fine.
Non ho la televisione. Non e' una scelta mia, ma mi adatto alla perfezione. Le dipendenze da telefim passano con una rapidità inimmaginabile. Se qualcosa m'interessa particolarmente comunque, so dove e come reperirla - ma, sinceramente, ho troppi fumetti, libri, film e... blog arretrati, per sentire veramente l'astinenza da Lost.
Non ho l'automobile ne' tantomeno la patente per guidarla. "Eh ma dovresti, non si sa mai cosa puo' accadere": appunto, non si sa, quindi a che pro? "Eh ma come fai a uscire?": esco, ma torno in tempo per prendere l'ultimo autobus, l'ultima metropolitana. "Ma se trovassi un lavoro in un'altra città?": lo rifiuterei.
Eccetera, eccetera, eccetera. La persecuzione contro la spostata spatentata è arrivata al punto da farmi mentire: "Ho un timpano lesionato, questo mi causa un instabile senso di equilibrio, non posso proprio guidare."
(il che secondo me è vero, cioe' il timpano e' in effetti lesionato e io ciondolo spesso e vado a sbattere contro le cose - ma non e' questo il punto)
Vivo una perenne discriminazione. A opera dello Stato, che mi ostacola l'esistenza quotidiana con l'incuria della rete ferroviaria, con gli orari monastici e l'affollamento umiliante dei trasporti urbani, con la follia di quelli interurbani. Che non mi aiuta a mettere pannelli solari, ne' finanzia l'acquisto di elettrodomestici classe AA (anzi, i piu' cari).
Ma anche una discriminazione a opera dei miei concittadini, fatta non solo di sberleffi ma soprattutto dell'abuso, da parte loro, di quegli stessi inquinanti che io ho rifiutato. Se - giusto per fare un esempio - fossimo di piu' a non possedere l'automobile, l'ente locale sarebbe costretto a migliorare i trasporti e io vivrei meglio. Invece io affronto difficoltà ogni giorno, e voi fate "M'illumino di meno".
Beh, sapete che dico? Io, il 16, ci starò attaccata tutto il giorno, al computer. E magari faccio il bucato.
E poi basta, che anche volendo, non posso inquinare piu' di cosi'.