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Suzanne takes you down to her place near the river
You can hear the boats go by
You can spend the night beside her
And you know that she's half crazy
But that's why you want to be there...
Leonard Cohen

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sabato, 05 maggio 2007

continuo e concludo

Perche' se dovessi rispondere con un commento ai commenti di ieri, ne verrebbe fuori un commento lungo un post, quindi meglio scrivere direttamente un post.
(a ben pensarci potrei cambiare il sottotitolo del mio blog, tanto vituperato in queste ore, con una verbosa stronza, che magari rende pure meglio)

Prima i lati positivi.
Lato positivo 1: questa storia ha ostacolato il mio progetto di annichilimento progressivo molto meglio di quanto avrebbe potuto fare una chiamata al TelefonoAmico. Sara' stata la preoccupazione, o semplicemente la curiosita', saranno state le mail, insomma stanotte ho dormito poco e stamattina ho fatto un sacco di cose che non credevo assolutamente di riuscire a fare: prepararmi la colazione, riempire e avviare la lavatrice (un giorno vi parlero' dei miei problemi con le lavatrici), stendere, addirittura sono uscita a fare molte delle commissioni in lista.
(si' perche' la persona che oggi non c'e' mi ha lasciato una lunga lista di cose da fare intese a farmi "muovere", contando che il mio epocale senso di colpa mi avrebbe costretto a portarle a termine)
Lato positivo 2: quanto mi ha scaldato il cuore, fino alla commozione, il commento di Lorenzo! Quanto mi hanno fatto bene le parole di Elena (ma sei l'Elena dei coriandoli di Elena??) e di ziggy. Quanto m'e' piaciuto il commento saggiamente critico di eìo, le riflessioni importanti di milla, Caino e di Francesco. Grazie.
Lato positivo 3: no, niente, i lati positivi sono finiti.

Rispondo.
Prima al livoroso e scandalizzato utente anonimo:
Ho evidenziato quel passaggio del mio post perche' era significativo della mia posizione sul LitCamp. Anzi, non ci ho pensato, ma per farmi bella potevo anche ricordare che alla fine del post, come segno di dubbio e positiva apertura, avevo scritto:
Insomma, in questi giorni ci pensero'. Sono ben accetti consigli, critiche, minacce e tutto il resto.
Non e' mia intenzione negare di aver scritto che la Lipperini s'e' costruita un orticello e se lo sia coltivato bene. Solo che, pensa, questa mi sembrava la parte piu' innocua di tutta la faccenda. Come scrive milla, io non ci credo alla nostra protagonista che passa il pomeriggio a struggersi perché alla spostata non ci piace la lipperini. Non ci credo nemmeno di essere la prima, in tanti anni, ad aver commentato in tal senso il suo lavoro. Ma perche' scusa, c'e' qualche "esperto" che non fa esattamente questo, sempre e dovunque? Mi stai dicendo che, non so, in economia non c'e' il tizio che ha capito prima di altri quanto fosse cool il microcredito e non ha piantato la sua bandierina su quell'argomento, scrivendoci i libri, diventando "l'esperto da consultare quando si parla di"? Mi stai dicendo che cio' non accade dappertutto? Che la tizia che ha scritto 27 libri sull'anoressia non ci stia marciando? Che il giornalista che ha aggressivamente costruito la sua carriera sulla sua competenza riguardante la Cina, l'abbia fatto cosi', per disinteresse, SOLO per passione, SOLO perche' passava di li'?
Davvero, ripeto, seriamente stai/state sostenendo che mai nessuno avesse parlato della signora Lipperini nei termini che ho usato io? No perche' allora o sono un geniaccio avanguardista, o c'e' uno strano clima di omerta' dato che, giuro, credevo di scrivere qualcosa di scontato e, conseguentemente, innocuo.
Mi accusi anche di averla buttata sul pietismo: guarda, hai stramaledettamente ragione su questo punto. E' la stessa critica che mi sarei mossa io, da li' a pochi minuti. Pero' la signora Lipperini ha risposto piu' o meno sullo stesso tono: sono stata profondamente ferita dal post della spostata, che ho letto questa mattina. Ferita perchè mi sono sentita bersagliata di un odio che non sentivo di meritare. Quindi in questo modo ha legittimato il frame in cui si stava svolgendo la discussione.

Quando la signora Lipperini scrive di essere stata ferita dalle mie parole, io penso che questa reazione, cosi' personale, sia possibile solo se davvero io fossi andata a toccare un tasto finora intonso e, anzi, invisibile. E, come detto, non ci credo. Questa quindi e' LA cosa insoluta di tutta la faccenda, la cosa che veramente non ho capito e si collega allo sbalordimento di ieri.
Secondo punto: e' rimasta offesa? Poteva scrivermi: poteva scrivere un commento sul mio blog, come si usa, poteva indirizzarmi una mail, oppure poteva difendersi attraverso il suo blog. Ma non cosi', dicendo - in una sorta di nota a margine, illuminata dalla sua poca visibilita', se mi concedete la metafora - "oh, a proposito, io comunque non vado al LitCamp perche' gente come questa tizia qui dice tali cose di me e questo e' sintomo di qualcosa che non va nella blogosfera, mi aspettavate in tanti ma pazienza, mi dispiace, e' colpa sua". Santo cielo! A parte che non sono rappresentativa manco di me stessa, e comunque che reazione e'?
Voleva che mi prendessi la responsabilita' di aver detto che lei non mi piace e che non mi piace il suo lavoro? Guardi lo posso ripetere, argomentare, eccetera. Ne possiamo discutere, mettere sul tavolo le opposte opinioni e i diversi punti di vista, prima o poi qualcuno dira' "ho sbagliato" - succede cosi', nelle discussioni.

Ma non fingiamo di essere pari. Non fingiamo che, dato che "siamo nella blogosfera", ci muoviamo in una dimensione orizzontale, su un "piano" per cosi' dire. Non e' cosi', perche', soprattutto la' dove si pretende, a priori, esserci democrazia dal basso, e la' che i rapporti di potere diventano piu' opachi e quindi piu' "pericolosi".
E soprattutto smettiamola di tirare continuamente in ballo la rete, le relazioni di rete eccetera. Cioe' facciamolo con cognizione di causa perlomeno, che' son cose "serie", in cui potremmo tirare in ballo epistemologia, neurobiologia, nomi come Bateson e Maturana
che non state a cagarmi il cazzo con 'ste cose, che io faccio finta di essere ignorante, ok? ma quando arriva l'effeeffe di turno a darmi dei nomi, potrei girarmi male e poi vediamo a chi rimangono le cicatrici
mica i docenti dello IULM o qualche blogger laureando in Scienze della Comunicazione con specializzazione in Nerdologia.

Comunque. Il suo comportamento, signora Lipperini, non e' certo di chi desidera una riflessione sul nostro modo di stare in rete, e su tutte le cose che si potrebbero fare "invece di" (insultarci, costruire stereotipi, etc.), perche' se cosi' fosse questa riflessione l'avrebbe iniziata, e portata avanti; non avrebbe negato la rete stessa (il LitCamp in questo caso) travestendo la sua assenza come un contributo, uno spunto al dibattito. Anzi: magari l'avrebbe portata al LitCamp, questa riflessione, strutturandola come presentazione agli altri campers.
Comunque, non voglio forzarla; io ovviamente non ci andro', e altrettanto ovviamente chiudo qui la faccenda; lei ha solo da perderci, perche' il luogo era piu' importante per lei, dato il tema, che per me, che sarei andata solo per intrecciare conversazioni con gente simpatica. Ma non sono fatti miei. La prego solo di non portarmi ancora a esempio di tutti i mali della blogosfera, e altrettanto prometto che faro' io, ignorando, come finora avevo fatto con estremo successo, la sua esistenza.
postato da: laspostata alle ore 05/05/2007 15:09 | link | commenti (30)
categorie: blog, litcamp
venerdì, 04 maggio 2007

da un microbo

Da oggi sono senza lavoro. Da stasera, per due giorni, me ne staro' da sola in questa casa.
Il mio programma originario era: vodkalemon, barbiturici, le ultime tre puntate del Dr.House della terza stagione, la trilogia de Il Padrino, e barbiturici.
Se fossi riuscita a radunare le forze, parte del programma, almeno per il sabato, riguardava l'eventuale approvvigionamento di beni di prima necessita': arachidi sotto vuoto, olive snocciolate, pangoccioli e barbiturici.

Invece mi trovo qui ora, schifosamente sobria e lucida (quindi cerchero' di scrivere un post il piu' breve possibile, per abbandonare in fretta questa scomoda condizione) a scrivere qualcosa sull'inedito avvenimento di oggi.

Loredana Lipperini ha scritto sul suo blog che non verra' al LitCamp "a causa"

(riassumo: perche' non ha senso andarci per "raccogliere veleni, insulti, altrui rancori", ma anche per dare un segnale sulla tendenza della blogosfera a creare conflittualita' e divisioni che non vengono "sintetizzate" ma rimangono a fronteggiarsi come momenti di (non) appartenenza e quindi ostilita' - spero di aver capito bene)

dicevo, "a causa" del mio attacco contenuto nel post di due giorni fa.

Non so se riusciro', stasera, a esprimere il mio sbalordimento per questa vicenda.

Forse io mi sbaglio, sulla Lipperini. Ho scritto tante cose su questo blog, e forse mi sono sbagliata su molte di esse. Se era il caso, qualcuno m'ha scritto "ma guarda che". Probabilmente ho una mentalita' da forum, quei forum in cui ci si scanna su un disco, un film o un sistema di valori, e si mette alla prova il proprio gusto, la propria abilita' dialettica ma anche, come dire, la propria forza. La forza di continuare a sostenere qualcosa anche se tutti ti sono contro; la forza di resistere alle prese in giro, resistere con un sorriso o con la battuta vincente; la forza di ritirarsi, di ammettere di aver sbagliato. Discussioni in cui impari a non ferire l'altro, se capisci che e' troppo giovane, o inesperto; in cui impari a non farti ferire e non cedere al nepotismo. Ho 27 anni, frequento questi luoghi da quando ne ho 18, e ancora mi piace litigare, ancora piango, a volte, se qualcuno colpisce dove deve, o se mi rendo conto di aver colpito troppo duramente una persona debole.

Ieri sera uno, uno importante, dei miei 25 lettori (e non e' un numero a caso, sono le persone che so da statcounter che ritornano sul mio blog, lo scrivo perche' e' fondamentale capire quanto io sia marginale, e piccola, e poco seguita, e tutto) in una mail che verteva su altro mi ha scritto (non cito letteralmente, per la privacy):
Ma guarda che ti sbagli sulla Lipperini, e' una brava persona, molto entusiasta e preparata, l'ho incontrata dal vivo e mi e' piaciuta.
Io ho preso quest'informazione, che per me valeva moltissimo, e l'ho messa la' dove tengo le informazioni riguardanti le cose su cui devo riflettere. E mentre riflettevo gli ho risposto:
Ma che ne so io della Lipperini come persona, quello che temo e' di trovarmi in un luogo dove stuoli di aspiranti bloggerscrittori la portino in spalla, quello che detesto e' il clima che si viene a trovare intorno alle persone che "conosco una persona che potrebbe", e - qui mi cito letteralmente, tanto la privacy e' mia -
"tremo all'idea dei suoi fans, della gente che le si accalcherà intorno sperando di essere notata, della gente che la mette tra i link come per vantare una propria letterarietà 2.0. "

Voi che come me non avete come occupazione la scrittura, il giornalismo o l'editoria: conoscete tanti aspiranti scrittori? Io purtroppo si'. E non sono belle conoscenze. A tavola con una manciata di aspiranti scrittori finisci per parlare solo dei premi che hanno vinto, dei concorsi a cui stanno partecipando, dei successi di X e - soprattutto - degli insuccessi di Y, delle collaborazioni in cui si vogliono intortare l'un l'altro, del "l'hai letta la mia ultima opera?".
Voi che
come me non avete come occupazione la scrittura, il giornalismo o l'editoria: avete mai conosciuto un tizio che ha avuto una prefazione da Fernanda Pivano? Io purtroppo si'. Ed era una pessima persona, una che dal nulla - intendo: non per sincera passione, ma per desiderio di emergere - ha deciso di diventare uno scrittore, e ovviamente del genere piu' cool del momento; uno che s'e' dato da fare per mettere su progetti, ottenere finanziamenti, conoscere le persone giuste. Uno che, a quanto pare, ce l'ha fatta. Chissa' la Pivano cos'avra' pensato di lui: Oh guarda ma che bel giovane, com'e' ben vestito, che classe, che personalita', che cultura, come si parla bene con lui - e l'ha sponsorizzato, come ne avra' sponsorizzato decine di altri, famosi o meno.

Beh ma il mio sbalordimento, qui temo di aver perso il filo del discorso, non e' su quanto io abbia ragione e quanto la Lipperini
abbia torto, che su questo, giustamente, si potrebbe discutere, e che bello sarebbe, discutere.
Io sono realmente sbalordita semplicemente del fatto che "la Lippa", una giornalista di Repubblica e Venerdi', con cinque libri all'attivo, in giro sulla blogosfera da quasi due anni, visitata mediamente da 600 persone al giorno, linkata da 157 blog, una persona che ha una pagina su Wikipedia, abbia pensato di mettere alla gogna, attraverso il blog di cui sopra, ME, laspostata, una che ha il blog su splinder, una che se la cagano in 24 e da oggi odieranno/disprezzeranno in 600 (al giorno).
Ora spero capirete il senso di tutta la pappardella sui forum che ho fatto sopra: io, notoriamente cattiva e senza scrupoli, mai mi sarei sognata in quei luoghi di discussione, anche piuttosto "accesa", di prendere come capro espiatorio di "situazione X che dimostra quanto va male il mondo" una persona tanto piu' piccola di me: un microbo di fronte a un gigante.


La PRIMA cosa che ho pensato quando ho effettivamente controllato che il commento lasciatomi fosse genuino, e' stata "Oh mio dio adesso Bravuomo mi odiera'". Giuro. Ho pensato alle persone che si stanno sbattendo per organizzare il LitCamp e che avrebbero tanto voluto ascoltare un intervento della Lipperini, che ora pensaranno per colpa di quella stronza ora la Lippa non viene. Ho pensato alla massa di odio che mi stava per arrivare addosso per aver scritto

E' un classico caso di "non avrei niente contro di lei se non rappresentasse cio' che rappresenta". Non amo certo le controversie via internet: mai fatte, soprattutto nella blogosfera; se una persona non mi piace, semplicemente la tolgo dai link correggendo la prima impressione, o dai segnalibri eccetera.
Perche' fare diversamente de visu? Al LitCamp ci sono persone che non mi piacciono, e fortemente, quindi non dovrei andarci; ovviamente questo disagio non vale solo con questa persona - e che dire di Giulio Mozzi? - ne' e' causato da lei/loro, quanto dagli accoliti, i fedeli, i clientes scodinzolanti.

e ho quasi pianto.

Fortunatamente oggi pioveva, ho dovuto attraversare un pezzo di strada statale privo di marciapiedi, com'e' normale in questo luogo dove non e' previsto che la gente non abbia la macchina, ho lavorato molto e mi sono dimenticata di questa storia, rimpiangendo solo la vodkalemon che NON mi sarei potuta fare appena tornata a casa, perche' avrei dovuto pensare a cosa scrivere e poi scriverlo.
Fortunatamente la prima cosa che ho letto quando mi sono, ancora vestita (e piuttosto infangata), seduta davanti allo schermo, e' stato un commento conciliante di Arsenio. E ho quasi ri-pianto, di sollievo questa volta.

Ieri sera avevo biascicato (dato che mi trovavo gia' nella condizione che intendo raggiungere da qui a 10 minuti) alla persona che oggi non c'e':
"Ma sai, mi sa che a Torino ci vado. Ora scrivo all'inquilina G e le chiedo se e' sicura di venire perche' ci tengo davvero troppo a incontrarla. E poi e' un barcamp, non ha nemmeno senso fare tutte 'ste questioni. Ci penso."
Ora mi vergogno cosi' tanto, mi sento presa in mezzo e additata di colpe (che probabilmente ho) troppo note, e penso che il 28 mi dedichero' al programma originario di stasera, tanto per andare sul sicuro.
postato da: laspostata alle ore 04/05/2007 20:16 | link | commenti (16)
categorie: blog, litcamp
martedì, 01 maggio 2007

motivi per (non) andare al LitCamp

Sono appena tornata da un BarCamp e sto seriamente pensando al prossimo.
LitCamp, Torino. Che mi viene incontro per ottimi motivi: ho bisogno di riempire di impegni le mie giornate non lavorative, possibilmente dovendomi spostare a causa di tali impegni; Torino e' a meno di due ore da dove abito, quasi come Genova; Torino e' una citta' che ormai, a furia di andarci per due-tre giorni a botta, conosco bene e quasi-amo; a Torino c'e' un'amica che mi offrirebbe senz'altro ospitalita'; lo ZenaCamp e' stato molto carino e mi piacerebbe ripetere l'esperienza; sono una Lettrice e mi sembra che lo spirito di questo BarCamp possa essermi congeniale.

Ma. Ci sono un sacco di ma.
Ho detto di essere una Lettrice, ma la citazione e' inesatta. Infatti ho visto cosa c'e', cosa puo' esserci dietro ai libri, me lo sono pure goduto, per qualche tempo ho pensato di trasformarlo in un lavoro. C'e' pero' una cosa che non sono e non saro' mai: una scrittrice. E se lo fossi, non sarei una scrittrice-in-rete.
Ora, vedo che tra i partecipanti al LitCamp c'e' una persona che proprio non mi piace, e che gode in rete di una stima che non comprendo, e che riesco ad attribuire unicamente a un fenomeno di clientelarismo.
Perche' per esempio, a me puo' non piacere Dacia Valent, ma capisco benissimo chi la legge divertito, colpito, o, chissa', entusiasta; puo' essermi antipatica Babsi Jones, ma questo non toglie nulla alle sue doti di scrittrice, all'interesse di cio' che racconta e, di nuovo, comprendo perfettamente chi la linka, la segue, la "adora".

Ma la Lipperini, no.
La Lipperini, che ha cavalcato il fenomeno blog riuscendo a coltivarsi una sorta di competenza-orticello che mi ricorda molto l'agire dei funzionari pubblici o, perche' no, quello dei perfidi di successo.
La Lipperini, una che coagula letteratura ma ieri ha avuto il coraggio di pubblicare una frase come questa:
una delle mattine, sempre uguali, dove migliaia di persone sono costrette a regredire al rango di animali, comprimendosi, strattonandosi, insultandosi per poter raggiungere le rispettive destinazioni
e io, e chiunque si chiede "Ma quale animale si comprime, si strattona, si insulta per poter raggiungere la rispettiva destinazione?" Qualcuno ha mai visto un cane, un gatto, un cavallo, un geco comportarsi cosi'? E ancora: una che "fa letteratura" (si occupa di, aggrega, coltiva), non dovrebbe stare diciamo un po' attenta alle cavolate che scrive?
E' un classico caso di "non avrei niente contro di lei se non rappresentasse cio' che rappresenta". Non amo certo le controversie via internet: mai fatte, soprattutto nella blogosfera; se una persona non mi piace, semplicemente la tolgo dai link correggendo la prima impressione, o dai segnalibri eccetera.
Perche' fare diversamente de visu? Al LitCamp ci sono persone che non mi piacciono, e fortemente, quindi non dovrei andarci; ovviamente questo disagio non vale solo con questa persona - e che dire di Giulio Mozzi? - ne' e' causato da lei/loro, quanto dagli accoliti, i fedeli, i clientes scodinzolanti.

Ma. Ma, di nuovo.
Ci saranno Guido Catalano e Arsenio Bravuomo e probabilmente eìochemipensavo;
ci sara' l'Hotel Messico; ci sara' l'inquilina G che seguo con una timida fedelta' riservata a pochi; ci sara' Federica Fabbiani di women.it; ci saranno, insomma, persone che leggo, ho letto, mi piacerebbe conoscere dal vivo eccetera*.
C'e' l'idea di un bookcrossing tra bloggers, che mi sembra deliziosa.
C'e' pure il pranzo offerto da quei grandiosi della San Lorenzo (ou, zenacampers, IO mi sono iscritta (e sto inziando a capire come funziona), seguite il mio esempio!).

Insomma, in questi giorni ci pensero'. Sono ben accetti consigli, critiche, minacce e tutto il resto.




* (per scrivere questo elenco mi sono guardati uno per uno l'ottantina di blog dei campers gia' iscritti, non so se rendo l'idea)
postato da: laspostata alle ore 01/05/2007 20:51 | link | commenti (20)
categorie: blog, litcamp