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I'm worse at what I do best
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I thought it was there for good, so I never tried.
Leonard Cohen

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Suzanne takes you down to her place near the river
You can hear the boats go by
You can spend the night beside her
And you know that she's half crazy
But that's why you want to be there...
Leonard Cohen

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La vertigine è qualcosa di diverso dalla paura di cadere. La vertigine è la voce del vuoto sotto di noi che ci attira, che ci alletta, è il desiderio di cadere, dal quale ci difendiamo con paura.
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giovedì, 04 ottobre 2007

oh, shut the fuck up





E' uscito un libro che probabilmente avrebbe potuto piacermi. Così, per lo stile, per la tematica, per molte cose.
Avrebbe potuto, se la copertina non fosse così fastidiosamente emo da farmi pensare solo e soltanto: Remember kids, it's down the road, not across the street!
Avrebbe potuto, se non me lo stessero facendo a fettine su di esso (e sull'autrice) da - mmh, fammi pensare, quand'è che ho iniziato il blog?
Avrebbe potuto, se in una serie impressionante di "recensioni", da parte soprattutto della cricca "un libro necessario/indispensabile/devastante", non avessi letto in rapida sequenza i seguenti nomi accostati a quello dell'autrice (e, sia chiaro, per indicare somiglianza se non identità di vedute/stile/tematica, equivalenza di importanza letteraria ecc):

ERNEST HEMINGWAY
ORIANA FALLACI
ESCHILO
WILLIAM BURROGHS
JAMES JOYCE
VIRGINIA WOOLF
JACK KEROUAC
DON DELILLO
MICHEL HOULLEBECQ  (sic)
WILLIAM SHAKESPEARE
e JEAN-PAUL SARTRE.

No, giuro, non sto scherzando. Messa così fa VERAMENTE ridere, ma siamo in pochissimi a pensarlo.
Peccato, perché davvero penso che potesse trattarsi di un bel libro.




Sei ironico, autoironico, contraddittorio senza pagare pegno, sei il killer e al tempo stesso la vittima, sei l'intellettuale e al tempo stesso l'antintellettuale, sei il creativo e al tempo stesso il commerciale, sei la violenza e al tempo stesso la diplomazia, sei il detentore e al tempo stesso il detenuto. Faresti ridere se non facessi - letteralmente, letterariamente - piangere.
postato da: laspostata alle ore 04/10/2007 20:42 | link | commenti (8)
categorie: letture, blog
sabato, 01 settembre 2007

blattodei e romanzi

Come si può intuire sono di nuovo in regime di astinenza da internet, e questa volta senza nessun buon proposito alle spalle, ma solo per l'assenza (momentanea, si spera) di un collegamento nella casa nuova.
Questo quindi è solo un breve post di aggiornamento e richiesta di consigli.

Aggiornamento: gli scarafaggi. Li ricordate? Quelle bestiole che saranno le uniche a sopravvivere a un attacco nucleare ed erediteranno la Terra, quelli che per ora hanno ereditato la nostra cucina. Pur sapendo che non è possibile ucciderli, abbiamo deciso di spaventarli, o almeno indispettirli. La strategia è stata duplice: prima una pulizia della cucina con agenti chimici di un livello appena inferiore a quello delle armi batteriologiche, poi la somministrazione di un veleno di un livello probabilmente superiore a quello delle armi batteriologiche.
La pulizia della cucina è stata un inferno. Ogni anno si aggiunge al mio curriculum di grandi pulizie un luogo più immondo, e spero davvero che questo sia l'apice della mia carriera. Certo, ho pulito anche luoghi abbandonati da vent'anni, ma, ecco, non nella prospettiva di abitarci dentro davvero. Ieri sera, quando ho aperto il frigorifero e da lì è uscito uno scarafaggio, ho capito che non si poteva rimandare oltre.
Abbiamo finito all'una di notte, intossicati dagli sgrassatori e dagli insetticidi, dopo essere sopravvissuti ad attacchi fobici (miei), temporali, esaurimento psicofisico, e soprattutto giochi di equilibrismo ("secondo te come si può arrivare a pulire fino lì?") che, in caso avessero avuto un esito infausto, avrebbero di diritto candidato il mio coraggioso coinquilino a vincitore dei Darwin Awards 2007.
Ora come ora la cucina è in quarantena per alcuni giorni, dato che l'insetticida parsimoniosamente distribuito è realmente molto tossico. Tutte (tutte) le stoviglie e tutto il cibo sono ammucchiati nella sala, il che dà un colpo d'occhio che farebbe svenire di gioia il ghiottone teledipendente (soprattutto per il mio mucchietto, composto quasi esclusivamente, come potete immaginare, da dolci).
La prossima settimana sarà il turno del bagno. Stay in tune.


E ora veniamo ai consigli, perché prima o poi questo purgatorio finirà e io riprenderò a fare le cose di sempre, tipo leggere, uscire, andare al cinema, girare per locali, ascoltare la musica del diavolo, scommettere sui cavalli, drogarmi, ubriacarmi e ogni notte svenire nel mio vomito.
Ma per ora fermiamoci al "leggere".
Sì perché a parte l'e-book de "I ragazzi di Anansi" di Neil Gaiman (molto carino, divertente, quasi a livello di "American Gods" - anche perché sembra uno spin-off di quest'ultimo - e sicuramente migliore dei suoi più recenti lavori, fumetti compresi. sono molto benevola nei confronti di Gaiman, anche nei suoi momenti peggiori riconosco sempre un guizzo di genialità, ma sto ancora aspettando che si riprenda dal post-Sandman e scriva un altro capolavoro, seriamente però) sono mesi e mesi che non leggo narrativa. Quindi mi sto facendo una breve lista di titoli con cui recuperare.
Il primo ce l'ho già, nel senso che l'ho comprato preventivamente, spinta da questo post di Lorenzo: "Solomon Gursky è stato qui" di Mordecai Richler, del quale premetto che non ho mai letto nient'altro (buuuu).
Per i due immediatamente successivi si tratta di riletture obbligate: "Il grande Gatsby" di F.S. Fitzgerald e "Il giovane Holden" di J.D. Salinger, perché a lei piacciono tantissimo e di queste cose se ne intende sicuramente più di me, quindi sono portata a pensare di avere torto io.
Poi, "Infinite Jest" di D.F. Wallace, perché dal giorno in cui arrivandoci da qui ne ho letto la trama su Wikipedia mi sono vergognata immensamente di non conoscerlo e mi sono ripromessa di rimediare al più presto.
Insomma, come avete capito sono tutti "libri da blog". Quindi se volete contribuire e lasciare il vostro consiglio (uno, ingordi!), mi farà molto piacere e prometto di seguirlo.

Ora torno nel limbo degli scollegati - addio, e che il mio ricordo rimanga vivo nei vostri cuori.
postato da: laspostata alle ore 01/09/2007 21:07 | link | commenti (9)
categorie: letture, unacasaperunanno
sabato, 21 luglio 2007

post poco interessante

Non domandarci la formula statistica
che mondi possa aprirti,
sì qualche storta narrazione o dati
secchi come un ramo.
Codesto solo oggi la ricerca può dirti,
ciò che non siamo,
ciò che non sappiamo.


Non tiratemi pomodori marci, ma devo dirvelo: mi sono innamorata di un libro di metodologia.

Ne parlo perché gli studenti di scienze sociali, che appaiono tanto brillanti nelle discussioni e nelle interpretazioni e nelle citazioni, appena li metti davanti a tre nozioni tecniche si trasformano istantaneamente in comò. Per tale gentaglia inutile questo è un libro salvavita, ed è d'uopo una segnalazione.
Si tratta di "La ricerca sociale" di Paolo Natale, professore di Metodologia della ricerca sociale, Analisi dei sondaggi e Tecniche della ricerca sociale alla Facoltà di Scienze Politiche di Milano.

Inizia il libro con un'ironica parafrasi di Montale, e già promette benissimo.
Non dedica il libro alla mamma né alla moglie né ai figli: 15 punti-stima.
Lo stile è scorrevole ma preciso: l'autore riesce a introdurre le varie tipologie di ricerca e di analisi senza mai far perdere di vista lo sfondo teorico, l'importanza del paradigma, la connessione tra fine e mezzi. Non so spiegarlo bene, diciamo semplicemente che è uno dei pochi che mentre ti spiega il come, riesce a farti capire il perché.
L'autore sa che "ovvero", usato come congiunzione, significa "oppure" e non "ossia": 25 punti-stima.
Il linguaggio è semplice, quello di un insegnante paziente e motivato che non vuole fartela difficile ma nemmeno ammicca o ti propina la "versione ridotta per venire incontro alle vostre capacità mentali".
Infine, in rapida sequenza cita "Il silenzio degli innocenti", il tenente Colombo, Giorgio Gaber, Ed Mc Bain e la propria incapacità di disegnare cani: 10 punti-simpatia.


Beh, sì: tutto qua. Non si possono mica avere sempre cose buffe sottomano.
postato da: laspostata alle ore 21/07/2007 15:26 | link | commenti (5)
categorie: letture
mercoledì, 13 giugno 2007

cibo e cultura

Ho appena finito di leggere un libro molto, molto interessante. S'intitola "Il cibo come cultura" e l'autore è Massimo Montanari, docente di Storia Medievale e Storia dell'alimentazione all'università di Bologna.
Il libro è agile, divulgativo, mischia bene storia e antropologia, curiosità e riflessioni dalle eco profonde, ma in punta di penna.
Io, che di cibo non so una cippa, mi sono divertita moltissimo a leggerlo, e ora so un sacco di cose stranissime e bellissime che prima ignoravo.

Per esempio, fino al Medioevo la scienza medica e la dietetica (che allora non era separata dalla gastronomia) si basavano sulle due dicotomie galeniche caldo/freddo e secco/umido. Lo stato di salute corrispondeva a un equilibrio in entrambi gli assi; la tensione verso un estremo, causata da malattia, stile di vita, ambiente, età (la giovinezza era codificata come calda e umida, la vecchiaia come fredda e secca) doveva, aristotelicamente, essere compensata con un deciso strattone verso l'estremo opposto. Uno, forse il principale degli strumenti di riequilibrio era proprio il cibo.
Il cibo equilibrato ("temperato") rispondeva agli stessi canoni: "la cucina, intesa come arte della manipolazione e della combinazione", interviene per "correggere" le qualità naturali di un prodotto e "ricondurle alla misura". Così la carne secca si fa bollire e quella grassa si cuoce arrosto, mentre la frutta, che è fredda e umida, si accompagna con cibi secchi quali il formaggio e il prosciutto, vini forti e dolci.
Capito? Il prosciutto col melone! Il formaggio con le pere!

Altro esempio: fino al XVII secolo, non c'era la concezione di "vero sapore". La cucina, come detto sopra, era un'arte alchemica: i cibi erano prodotti artistici, i sapori andavano mescolati fino a ottenerne di completamente nuovi. Ecco l'origine di combinazioni per molti di noi atroci come il miele e l'aceto, le marmellate usate come salse per la carne - che ritroviamo nella mostarda cremonese, nei timballi di maccheroni, nel panpepato.

Altro esempio: noi chiamiamo barbari coloro che lo fanno tuttora, ma la pasta è nata come accompagnamento della carne. Diventa un piatto unico solo dal Seicento, e mica per sfizio, ma solo perché la carne era diventata rara, di difficile approvvigionamento, e infatti così è rimasta fino al secolo scorso - un cibo da ricchi.
E quella del Seicento non era pasta al sugo: i pomodori, che come le patate sono un prodotto delle Americhe (io questo non lo sapevo di certo - dei pomodori, delle patate invece ne avevo il sentore) per parecchi secoli non si è saputo che farne: solo nel XVII secolo divennero ingrediente di salse per la carne (sempre, sempre carne), solo nel XIX secolo per la pasta.

Tantissimi prodotti che noi consideriamo "tradizionali", non lo sono affatto; anche il peperoncino venne importato dalle Americhe, per esempio.
Leggevo in un altro libro, "Consumo, cultura e società" di Roberta Sassatelli, che l'introduzione del tè (prodotto, ovviamente, coloniale) in Inghilterra venne inizialmente osteggiata come "un potente pericolo per una buona gestione degli affari e dell'economia domestica": il tè è costoso e fonte di ozio, e minaccia le tradizioni nazionali (tisane di menta). Chi l'avrebbe mai detto? Per noi il tè è un rituale inglese, è così inglese che non ci immaginiamo l'Inghilterra senza tè.
Virginia Woolf non avrebbe scritto manco un romanzo, senza tè - per dire.

Tutto questo lo scrivo mentre digerisco (sì, a quest'ora, e allora?) mezzo chilo di pasta da discount condito col non memorabile pesto di mia madre - e così sono finalmente riuscita a eliminare dal frigo ogni cosa da lei preparatami, impresa che avrebbe rischiesto due o tre giorni per una persona normale, ma per me ha significato una settimana di duro lavoro.
L'ultimo budino, aperto ieri, aveva la muffa. Ma solo in superficie. Io l'ho tolta e l'ho mangiato lo stesso.
Altro che Medioevo.
postato da: laspostata alle ore 13/06/2007 17:41 | link | commenti (15)
categorie: letture
sabato, 26 maggio 2007

cinque libri per quattro, anzi no per tre

Questo fine settimana ero CERTA che avrei scritto qualcosa.
Perché quasi ogni giorno mi viene in mente qualcosa "su cui prima o poi devo fare un post", quindi di materiale ce n'era, a bizzeffe.
Quella che pensavo di scrivere oggi era una critica molto ironica (ma anche piena di sconcerto, fastidio e riprovazione) sui racconti premiati al Subway di quest'anno, di cui ingenuamente mi sono riempita la borsa. Poi mi sono messa al computer e mi sono accorta che sarebbe uscita fuori una cosa troppo lunga, e provocatoria, e forse cattiva. Quindi ho lasciato perdere: ho già dato.

Vi ho sempre letto, quindi se CuloDritto m'interroga otterrò uno splendido voto!
Ma non me la sento proprio, di scrivere.
Ancora per un po'.

Però riprendo la self-made catena inventata da Seia, che è una settimana che me la penso.
Alla fine non sono riuscita a elencare "cinque libri che non mi sono piaciuti ma considero capolavori". Perché le alternative sono due:
a) non mi è piaciuto quindi fa schifo
b) non mi è piaciuto quindi non l'ho capito, forse ero troppo giovane, forse sono troppo stupida
e così mi manca il materiale per la categoria.

Gli altri:

5 libri che non ho letto e non mi piacciono

1 Narciso e Boccadoro (ma anche Il lupo della steppa, secondo me), Herman Hesse
2 Impero, Michael Hardt e Toni Negri
3 qualsiasi cosa di David Foster Wallace
4 qualsiasi cosa di Dave Eggers
5 Cento colpi di spazzola, Melissa P. (e affini)


5 libri che ho iniziato e non finito, resistendo però alla tentazione di fiondarli dalla finestra

1 Un amore di Swann, Marcel Proust
2 Il nostro agente all'Avana, Graham Greene
3 Il dono di Humboldt, Saul Bellow
4 I demoni, Fedor Dostoevskij
5 Ragazzi di vita, Pier Paolo Pasolini


5 libri che ho finito e rivolevo i soldi indietro

1 Il grande Maulnes, Alain-Fournier
2 Il giovane Holden, J. D. Salinger
3 La nube purpurea, Matthew P. Shiel
4 Il grande Gatsby, Francis Scott Fitzgerald
5 Sulla strada, Jack Kerouac



Le mie affidabili e premurose amiche mi hanno tirato il pacco anche questa sera, e il mio programma per le prossime ore comprende come plausibili alternative:
preparare scatoloni (o valigie) di libri,
consumare il pesto che sennò va a male,
cambiare template (cosa che
a giorni alterni desidero continuamente fare)
farla finita ingerendo sostanze farmaceutiche pericolosissime che la mia dolcissima dottoressa  di famiglia continua a prescrivere a me e mia madre in quantità esorbitanti
(presumo rassicurata dal fatto che la figlia è certificata come psichicamente disturbata e la madre ha un passato di esaurimenti nervosi e psicanalisi),
o studiare.

L'esito della scelta sarà verificabile in questa sede tra qualche giorno.





Vi lascio con un dubbio esistenziale. In questi giorni di caldo vado in giro in minigonna, e a ogni sguardo che ricevo mi chiedo: "Sono occhiate di ammirazione nei confronti dei miei arti inferiori, od occhiate di sincero sconcerto di fronte all'atrofia delle mie ghiandole mammarie?" (la risposta dipende dai giorni, ovviamente)
Forse è il caso di passare a un reggiseno imbottito? Cioè ne ho già uno, ma mi si infilza nello sterno e finirò per sembrare Errata Stigmata. Accetto suggerimenti.
postato da: laspostata alle ore 26/05/2007 20:07 | link | commenti (15)
categorie: letture, deliri, blog
lunedì, 14 maggio 2007

va tutto malissimo

Sì, comunque va tutto malissimo e io non so che dire.
Il libro di Maggiani
(bellissimo, stranamente lirico, toccante in modo scandaloso, profondo e allegro e importante)
finisce in modo molto triste e mi ha fatto piangere pure lui - ma in che altro modo può finire?
Racconta della vita, e nella vita le cose finiscono, anche le migliori, o quelle che per qualche tempo ti sono sembrate tali.
Se solo tutti fossimo d'accordo, se decidessimo tutti insieme quando una cosa smette di essere bellissima. E invece siamo sempre fuori sincrono gli uni con gli altri, e ciò è molto crudele.

Sono giorni che cerco ossessivamente una camera a Milano, tra prezzi spietati, ciccioni pervertiti, gente che insiste a propormi posti letto a un prezzo maggiore di quello che potrei spendere per una camera (e, soprattutto, dopo che il mio annuncio recita "cerco CAMERA SINGOLA", in stampatello, così, per non lasciare equivoci).
Tutte le persone che affittano camere che m'interessano poi non mi richiamano.

Ma perché?
Perché non mi volete?
Sono tanto simpatica, ho il senso dell'umorismo, pulisco che e' una meraviglia e non porto in casa nessuno perché non ho nessuno.
Mangio come un uccellino.
Se non volete che fumi io smetto - ora, giuro.
Ascolterò la musica con le cuffie.
Non mi vedrete mai.
Non vi darò alcun disturbo, nemmeno vi accorgerete della mia presenza.
E con me potete parlare di tutto, perché so un po' di tutto, niente di specifico ma il giusto sufficiente a reggere una conversazione su qualsiasi argomento, e non vi accorgerete mai che in realtà io, quel film, non l'ho nemmeno mai visto, per dire.

Mi dovrei mettere a studiare, ma in questa casa non ho libri da studiare, dato che tutti quelli che mi ero spediti mi sono stati smarriti dalle poste, e non li recupererò mai più. C'erano cose bellissime, c'era Corpi anoressici della MacSween, che ormai è fuori catalogo, c'era, soprattutto, La ricerca di Michel Foucault  di Dreyfus e Rabinow, uno di quei libri che leggi nelle migliori bibliografie ma non ne trovi traccia da nessuna parte - quando l'ho visto alla bancarella di Piazza Banchi mi sono messa a piangere, e saltare, e ridere.

Passo il tempo incollata allo schermo aspettando nuovi annunci di case e ingannando il tempo leggendo orribili blog. Ma orribili, davvero, che poi uno finalmente capisce perché la gente si lamenta che ci sono troppi blog.
Non ho lavoro, le mie amiche mi chiedono come sto come se mi chiedessero di passar loro il sale, ha iniziato a
piovermi sul bucato appena steso,
insomma per vendicarmi del mondo ho deciso di reintegrare le lettere accentate in protesta alla sparizione di pOg, almeno l'occhio e la mia maestra di grammatica interiore riavranno la loro parte.
Ora vado a prendere ciò di cui ho bisogno.
postato da: laspostata alle ore 14/05/2007 15:25 | link | commenti (12)
categorie: letture, deliri
giovedì, 10 maggio 2007

tra Milano e Castelnuovo Magra

Mi dispiace di non riuscire a scrivere molto in questi giorni, temo che per un po' la spostata sarà impegnata a fare cose molto pratiche, e se mi conoscete un po' questo significa TERRORE E RACCAPRICCIO.
Avete visto che splendide giornate di sole? Faccio lunghe passeggiate qua attorno e mi ripeto "ehi, uao, sono in CAMPAGNA e la cosa mi sembra pure cool". Mi accuccio per lunghi minuti a guardare i nidi delle formiche. In questo posto ci sono sempre almeno cinque strade per arrivare a b partendo da a, e le esploro tutte. Alcune sono veramente bucoliche. Ci sono un sacco di papaveri. Il mio libro di francese, alle medie, si chiamava "papavero": coquelicot. Che quindi e' l'unica parola in francese che io conosca. Odio il francese. Fino a qualche tempo fa odiavo anche i papaveri, per una sordida storia di tappezzerie che non vi vado a raccontare. Ora mi piacciono molto, perche' mi fanno venire in mente i treni, e alla fin fine amo i treni. Pero' muoiono subito - i papaveri, intendo.
Sono passata in biblioteca, perche' faceva caldo, e volevo sedermi un poco, leggere un giornale. Ma l'orario di chiusura era troppo vicino, cosi' mi sono limitata a vagare per gli scaffali a me cari, cercando ispirazione. Una persona, un paio di giorni fa, mi ha detto che devo cercare di capire cosa m'interessa davvero, insomma restringere il mio campo d'interesse, specializzarmi. Cosi' annotavo tutti i libri che mi piacevano, pero' non m'e' sembrato avessero davvero un fil rouge a legarli assieme (Boudon, Strutturalismo e scienze umane;
Bateson, Verso un'ecologia della mente; Girard, La violenza e il sacro; Polany, La liberta' in una societa' complessa; Hillman, Un terribile amore per la guerra...).
Quando sono uscita dalla biblioteca mi sono soffermata qualche minuto sullo scaffale "tenete, ve li regaliamo". In altri luoghi i libri "di scarto" stanno nelle ceste, qui c'era proprio uno scaffalino sulla soglia, molto intimo. Chi non ha mai regalato libri alla biblioteca di quartiere? Harmony comprati in allegato con Grazia decine d'anni prima, scomode eredita' di Wilbur Smith ed Enzo Biagi e finanche Bruno Vespa, titoli Newton Compton a 1000 lire poi ricomprati in altre vesti e altre traduzioni...

Ho cercato tra i titoli sperando, come al solito, di trovare il LIBRO DELLA VITA, e mi sono imbattuta in questo.
màuri màuri, l'esordio di Maurizio Maggiani, uno scrittore ligure che io amo alla follia. Questo libro ha l'aspetto "non solo ho pagato per farmi pubblicare questa roba, ma ho dovuto pure insistere"; e' invece pubblicato dalla "Editori Riuniti I David" e mi fa veramente commuovere la nota biografica del risvolto di copertina.

Maurizio Maggiani (Castelnuovo Magra, 1951), scrittore esordiente, e' stato scelto fra i giovani autori emersi in una recente inchiesta letteraria dell'Espresso come una delle voci di maggiore originalita'. Pubblicista, ha svolto anche attivita' di pubblicitario e gionalista radiofonico.

Alzi la mano chi leggendo questa presentazione non pensa "ommioddio, levamelo di torno". E invece. Invece era un esordiente, nel marzo 1989, e ora è Maggiani, tutti i suoi libri sono stati (ri)pubblicati da Feltrinelli, molti in edizione prima cartonata poi economica, e' editorialista, opinionista, curatore della rubrica delle lettere de "Il Secolo XIX", va a teatro a raccontare storie, e, soprattutto, se ce lo toccate vi mangiamo la faccia, per quanto siamo tutti innamorati di lui.
Ed era un esordiente, selezionato dall'Espresso. Potrei dire che ha ragione Seia (qui e soprattutto qui): quelli validi, emergono - e lo credo. Ma potrei semplicemente dire: che bello aver trovato qui questo libro fuori dal mondo, che se credessi ai segni mi starebbe dicendo delle cose che non ho voglia di sentire.
postato da: laspostata alle ore 10/05/2007 12:18 | link | commenti (15)
categorie: letture
giovedì, 03 maggio 2007

Irene

Le citta' e il nome. 5.

Irene e' la citta' che si vede a sporgersi dal ciglio dell'altipiano nell'ora che le luci s'accendono e per l'aria limpida si distingue laggiu' in fondo la rosa dell'abitato: dov'e' piu' densa di finestre, dove si dirada in viottoli appena illuminati, dove ammassa ombre di giardini, dove innalza torri con i fuochi dei segnali; e se la sera e' brumosa uno sfumato chiarore si gonfia come una spugna lattigginosa al piede dei calanchi.
I viaggiatori dell'altipiano, i pastori che transumano gli armenti, gli uccellatori che sorvegliano le reti, gli eremiti che colgono radicchi, tutti guardano in basso e parlano di Irene. Il vento porta a volte una musica di grancasse e trombe, lo scoppiettio dei mortaretti nella luminaria d'una festa; a volte lo sgranare della mitraglia, l'esplosione d'una polveriera nel cielo giallo degli incendi appiccati dalla guerra civile. Quelli che guardano di lassu' fanno congetture su quanto sta accadendo nella citta', si domandano se sarebbe bello o brutto trovarsi a Irene quella sera. Non che abbiano intenzione d'andarci - e comunque le strade che calano a valle sono cattive - ma Irene calamita sguardi e pensieri di chi sta la' in alto.

A questo punto Kublai Kan s'aspetta che Marco parli d'Irene com'e' vista da dentro. E Marco non puo' farlo: quale sia la citta' che quelli dell'altipiano chiamano Irene non e' riuscito a saperlo; d'altronde poco importa: a vederla standoci in mezzo sarebbe un'altra citta'; Irene e' un nome ci citta' da lontano, e se ci si avvicina cambia.
La citta' per chi passa senza entrarci e' una, e un'altra per chi ne e' preso e non ne esce; una e' la citta' in cui s'arriva la prima volta, un'altra quella che si lascia per non tornare; ognuna merita un nome diverso; forse di Irene ho gia' parlato sotto altri nomi; forse non ho parlato che di Irene.


da: Le citta' invisibili, di Italo Calvino.




L'acquaforte, Irene, e' di Colleen Corradi Brannigan, e fa parte della sua serie di disegni, incisioni, olii e acquerelli Le citta' invisibili.
postato da: laspostata alle ore 03/05/2007 07:47 | link | commenti (2)
categorie: letture
domenica, 15 aprile 2007

Veramente difficile ripetere il medesimo stratagemma

Non mento se scrivo che e' una settimana che *devo* scrivere questo post. Ma quando parlo di cose importanti come i libri vado completamente nel pallone, non me la sento e rimando.
Ho comprato questo romanzo perché l'ha scritto Davide L. Malesi che è quello di licenziamentodelpoeta.splinder.com: pazzesco, l'ultima cosa che pensavo mi potesse capitare in ambito libresco era di comprare - comprare! e vi ricordo che c'e' ancora da pagare una bolletta qui a destra - il libro di un blogger. L'ho fatto perche' ne avevo letto le prime pagine su schermo, perche' Davide mi è simpatico e scrive cose molto intelligenti, perche' gli esordienti vanno incoraggiati eccetera.

E mi sono ritrovata tra le mani un romanzo breve che mi ha deliziata. Totalmente deliziata. Perche' e' divertente, e' pieno di personaggi terrificanti e perfetti, di scene che ti rimangono - volente o nolente - impresse nella memoria come se le avessi vissute tu stessa, e' pieno di parole BELLISSIME (tipo "punta", non participio passato o sostantivo femminile alle fine di una freccia, ma declinazione femminile dell'aggettivo punto che significa "affatto", che voglio dire la penultima volta che l'ho letto era in "Piccole Donne" (l'ultima non me la ricordo), e' o no una figata memorabile?) ed e' scritto con uno stile tutto agitato e avvincente che
per esempio, tu magari sei salita sul treno senza la prenotazione (e manco il biglietto giusto) cosi' ti fai un viaggio di un'ora e mezza in piedi in mezzo a tantissima gente, ma il viaggio nemmeno te lo ricordi perche' stai leggendo "Veramente difficile ripetere il medesimo stratagemma" e un po' ridi un po' ti impressioni un po' dici "ma pensa, si' si' ha ragione e' proprio cosi'" un po' ti agiti perche' stai aspettando qualcosa che deve accadere e non vedi l'ora di arrivare all'ultima pagina
poi arrivi all'ultima pagina, ma non sul treno perche' non sono una di quelle che vogliono far vedere che leggono a razzo, almeno due ore e mezza ci vogliono per 90 pagine, su, non contatemi palle che poi me ne accorgo
arrivi all'ultima pagina e dici "ma pensa un po' 'sto stronzo", ma stronzo in tono ammirativo, come "birbone" ecco.

E poi lo vuoi far leggere a tutti e ne vuoi scrivere sul blog pero' un po' ti vergogni perche' pensi di non essere abbastanza brava per parlarne come si deve e rimandi per una settimana.

Ecco, ora ho scritto tutto il post su "Veramente difficile ripetere il medesimo stratagemma".
Era anche ora, dico.
postato da: laspostata alle ore 15/04/2007 20:11 | link | commenti (13)
categorie: letture
sabato, 31 marzo 2007

formiche

Subisco il fascino del romanzo di genere fantastico piu' di ogni altra cosa. Me ne posso anche stare a leggere i classici e le cose difficili ma poi sento un bisogno fisico di fantasmi, mostri, poteri ESP e salti quantici. Non ce n'e'. Cosi' mentre me la tiro sul treno coprendo gli sbadigli coi libri di sociologia interazionista, poi a casa mi affosso da qualche parte e leggo l'equivalente de La Collina dei Conigli con le formiche al posto dei conigli.

Allora non sembra perche' faccio la furba con le parole ma io sono uno degli esseri piu' ignoranti del pianeta, e inoltre mi ricordo tutto tranne le cose utili o interessanti. Il che comunque ha i suoi lati positivi perche' tutto e' sempre nuovo e stupefacente. Per esempio la settimana scorsa mi hanno spiegato che il pollo NON e' una razza a parte di pennuto, ma un gallo adolescente, ed e' quasi sempre maschio perche' se fosse femmina servirebbe come gallina e la lascerebbero diventare adulta, mentre solo pochi maschi servono come galli quindi i polli sono pappa. E la stessa cosa per l'agnello! L'agnello non e' un ovino particolare, e' solo un cucciolo di pecora! Mi rimangono ancora alcuni dubbi sull'un ariete ma sento di essere a buon punto.
Purtroppo una parte di me sa che questa sara' almeno la DECIMA volta che qualcuno mi spiega questa cosa; e' che con la natura e le scienze ho dei problemi serissimi.

Cosi' da questo libro sulle formiche ho imparato cose interessantissime che probabilmente sapevo gia'. Per esempio, le formiche hanno tre cervelli, uno per ogni sezione del corpo - un'eredita' genetica, tipo la nostra vertebra caudale. Quelle con le ali (che mi fanno molta paura perche' all'improvviso sbucano da ogni dove, senza controllo - sono stanchissime o morenti - e spesso m'e' capitato che mi venissero addosso) sono sessuate: si alzano in volo per accoppiarsi e la quasi totalita' di loro viene mangiata dagli uccelli in quel momento, cosi' a ogni generazione di principesse diventano regine solo tre o quattro su oltre un migliaio. Le formiche hanno l'esoscheletro, cioe' le ossa fuori e le viscere dentro; inoltre sul carapace sono scritte tutte le informazioni, come se avessero un alfabeto braille (solo i sessuati hanno gli occhi) inciso sul corpo, che dice alle altre formiche chi sono e cosa fanno. Nelle grandi citta' certe formiche sono iper-specializzate: alcune addirittura fanno le porte o i serbatoi viventi, e quindi sono totalmente incapaci di badare a se stesse.
Ma tutto cio' vale solo per la specie di cui parla questo libro, cioe' le rosso-arancio (Formica rufa), dato che ognuna di loro ha poi modi tutti suoi di costruire nidi, accoppiarsi eccetera (le rosse hanno nidi di foglie, delle casette portatili che tessono a quadrato; le nane si accoppiano sottoterra): esistono piu' di dodicimila specie, alcune sono grandi come acari e altre come scarafaggi.
Le formiche comunicano attraverso messaggi chimici ormonali, i feromoni. Il loro sistema neurale non prevede la trasmissione "elettrica" del dolore, ma in seguito a traumi emettono messaggi di sofferenza, spaesamento, perdita, che possono diffondere alle compagne, le quali provano esattamente cio' che provano loro.

Quindi, ieri mattina quando ho sollevato il sacchetto della carta per spazzare il pavimento, nella stanza si sono diffusi i feromoni:
"Porca miseria! Ci hanno scoperto!",
"No! non lascero' mai quest'enorme montagna di pangocciolo!",
"Oh ma pensa, non ricordavo di aver prenotato una prova gratuita di bungee jumping".
Il fatto e' che poi mi intenerisco.
Spero di non avere mai fenomeni di poltergeist in casa, riuscirei ad affezionarmi persino a quelli.
postato da: laspostata alle ore 31/03/2007 13:57 | link | commenti (5)
categorie: letture