Ho passato un fine settimana splendido.
Non accadeva da tanto tempo.
Troppo.
Qua e là sono capitate cose che mi hanno fatto fermare per qualche istante a riflettere. Ma la mia capacità di concentrazione è davvero minima e in realtà non ho davvero riflettuto. Così sono rimasti in sospeso degli interrogativi strani:
1. La schiettezza è davvero un valore? Come ci si accorge quando si supera la linea di confine tra sincerità e cattiveria? Come ci si accorge di passare dalla mancanza di tatto all'insensibilità? La verità serve a qualcosa? Fa solo male? Ma non avevamo detto che la verità rendeva liberi? Chi sbaglia, colui che sottolinea una realtà sgradevole o colui che non sa sopportare la sgradevolezza della realtà?
2. La laurea è davvero una cosa tanto preziosa? Lo è solo per chi non l'ha? O per chi ha fatto fatica a ottenerla? Veramente nella nostra società di disoccupati precari e schiene dritte si crede ancora che l'Università apra la mente e insegni a pensare? Ma non avevamo detto che quello lo faceva il Liceo Classico? Per aprire la mente non basterebbe leggere qualche libro in più e pensare con la propria testa?
Ehm, ce n'erano degli altri ma li ho dimenticati.
E' che sono distratta.