E' uscito un libro che probabilmente avrebbe potuto piacermi. Così, per lo stile, per la tematica, per molte cose.
Avrebbe potuto, se la copertina non fosse così fastidiosamente emo da farmi pensare solo e soltanto:
Remember kids, it's down the road, not across the street!
Avrebbe potuto, se non me lo stessero facendo a fettine su di esso (e sull'autrice) da - mmh, fammi pensare, quand'è che ho iniziato il blog?
Avrebbe potuto, se in una serie impressionante di "recensioni", da parte soprattutto della cricca "un libro necessario/indispensabile/devastante", non avessi letto in rapida sequenza i seguenti nomi accostati a quello dell'autrice (e, sia chiaro, per indicare somiglianza se non identità di vedute/stile/tematica, equivalenza di importanza letteraria ecc):
ERNEST HEMINGWAY
ORIANA FALLACI
ESCHILO
WILLIAM BURROGHS
JAMES JOYCE
VIRGINIA WOOLF
JACK KEROUAC
DON DELILLO
MICHEL HOULLEBECQ (
sic)
WILLIAM SHAKESPEARE
e JEAN-PAUL SARTRE.
No, giuro, non sto scherzando. Messa così fa VERAMENTE ridere, ma siamo in pochissimi a pensarlo.
Peccato, perché davvero penso che potesse trattarsi di un bel libro.
Sei ironico, autoironico, contraddittorio senza pagare pegno, sei il killer e al tempo stesso la vittima, sei l'intellettuale e al tempo stesso l'antintellettuale, sei il creativo e al tempo stesso il commerciale, sei la violenza e al tempo stesso la diplomazia, sei il detentore e al tempo stesso il detenuto. Faresti ridere se non facessi - letteralmente, letterariamente - piangere.