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sabato, 28 luglio 2007

senso comune

Da qualche giorno sto pensando a cose buffe ma arzigogolate che riguardano la diversità e la rappresentanza. Però non riesco a metterle tutte insieme in fila in un discorso logico e leggibile e non noiosissimo.
Mi gira in testa da quando, un paio di settimane fa, una persona (in ottima fede, va detto) mi ha chiamato in causa per la mia appartenenza a una categoria. "Fossi in voi, mi indignerei. Non potete protestare?"
Voi? Voi chi?
Le generalizzazioni sono normali e indici di sanità mentale, ma... possibile che si debba pure diventare i portavoce dell'identità che ci viene attribuita?

persona che è venuta una volta a Genova: "Di dove sei?"
io: "Di Genova."
pcèvuvaG: "Ah, che bella città! L'Acquario! Il Porto Antico! Certo che però dovreste fare qualcosa per il traffico, eh, quella sopraelevata..."
io: "... Guardi, ha ragione. Ora ne parlo con mia madre che è il sindaco, con mio cugino che fa l'Assessore ai Trasporti e con mio marito che ha un'impresa edile, e mettiamo a posto la questione una volta per tutte."

Esempio cretino, d'accordo, ma pensiamo a una professione un po' inusuale, una passione poco comune, l'affiliazione a una religione diversa da quella dell'interlocutore, o, non sia mai, un orientamento sessuale diverso da quello dell'interlocutore.

"Ah, sei musulmana? E dimmi dai, come giustifichi la politica iraniana?"
"Ah, sei lesbica? Ma perché non la smettete con queste carnevalate nei Gay Pride?"


Quello che scriverei in seguito citerebbe la teoria delle classi di Marx, i mondi vitali di Husserl, Wikipedia e financo i blog. Però non ne ho voglia, capitemi: mi viene l'uggia esistenziale solo a pensarlo, figurarsi a uno che lo debba leggerlo. Quindi immaginatelo, che tanto lo so che siete più bravi di me.
postato da: laspostata alle ore 28/07/2007 12:08 | link | commenti (9)
categorie: deliri, blog

Commenti
#1   28 Luglio 2007 - 12:14
 
spostata, sei un trionfo del "Moto a luogo", grammaticalmente parlando. (rido).
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#2   28 Luglio 2007 - 12:24
 
@cletus: ma... cioè, non l'ho capita, comunque è un complimento, giusto? ;)
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#3   28 Luglio 2007 - 13:04
 
spostata: sostantivo femminile, dicesi di cosa o persona che ha effettuato (o e' stata oggetto di) spostamento. Il muovere da a, è definito, grammaticalmente, dal concetto di "moto a luogo". E si, voleva essere un appunto un po leziosetto ma animato dall'ironia. Tutto qui...
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#4   28 Luglio 2007 - 17:27
 
Tempo fa ho assistito a una serie di scenette agghiaccianti aventi a protagonista un mio collega omosessuale, proprio in coincidenza con il Gay Pride. In ufficio TUTTI, e dico TUTTI, non mancavano di chiedergli se ci sarebbe andato, e cosa ne pensava, e se era d'accordo, e se non era d'accordo, e se lui credeva in Dio, e se era cristiano, e se non lo era, e se secondo lui era possibile far convivere cristianesimo ed omosessualità, etc. Lui è troppo gentile nonché educato per incazzarsi, e si sforzava di rispondere alle domande malgrado il palese disagio. Alla quinta o la sesta scenetta a cui assistevo personalmente (che per lui sarà stata forse la trentesima o cinquantesima, temo) non ce l'ho fatta più e, guardando male l'ennesimo scocciatore, gli ho detto: "Senti, scusa se te lo dico, ma sai, in base a quale assurdo ragionamento tu pensi che un essere umano dovrebbe spiegare se stesso, le proprie intime motivazioni e convinzioni, al primo venuto, per il solo fatto che gli piace il pisello anziché la figa? Il fatto che il suo modo di essere v'incuriosisca vi autorizza automaticamente a tormentarlo con le vostre domande inopportune?".

Il malcapitato seccatore si è reso improvvisamente conto della enormità della cosa, e ha chiesto scusa. O forse sono troppo ottimista, il tipo non ha capito un cazzo, però il fatto che abbia chiesto scusa mi pare già un risultato. Che è la mancanza di educazione, tra le tante cose, che ci sta facendo sprofondare nella barbarie.

(Per inciso, il mio collega omosessuale è uno dei tanti - e sono tanti, anche se poco visibili - omosessuali che detesta il Gay Pride e s'incazza terribilmente al pensiero che qualcuno possa anche lontanamente associarlo a quel genere di atteggiamenti e di ambienti. Ma per l'universo mondo vale l'equazione Omosessualità Uguale Gay Pride, e il mio collega finisce per subire gli effetti di questo malcostume)
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#5   28 Luglio 2007 - 23:14
 
@cletus: scusa, è il caldo che mi ha fatto liquefare il cervello! =)

@licenziamentodelpoeta: come sono contenta che nonostante mi sia espressa tanto male, tu abbia capito cosa intendevo dire!
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#6   29 Luglio 2007 - 10:21
 
Io mi chiedo cosa vi spinge, voi che scrivete dei post come questi, a farlo? Avete dei problemi di accettazione o è proprio una scelta (est)etica? Hai mai pensato che tutto ciò potrebbe avere delle radici in alcuni comportamenti non proprio ortodossi subiti da parte di parenti durante l'infanzia? Se ne vuoi parlare, ho aperto un blog per tutti quelli come te, con questi problemi, si chiama: http://leinopportuneinferenze delrompicoglioni.spangler.ev
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#7   29 Luglio 2007 - 22:57
 
Bello spunto, questo post, a volte uno neanche se ne accorge quando succedono queste cose... Come quando qualcuno si incazza con chi ha un cane per via delle merde sui marciapiedi. Indipendentemente dall'origine di dette merde.

Oh e per inciso, chi detesta il Gay Pride di solito non c'e` mai stato. Cio` che detesta e` la rappresentazione che ne da` la stampa. Ma la realta` e` un'altra cosa, giuro.
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#8   30 Luglio 2007 - 18:56
 
Orazio70: Grazie della segnalazione, ne diverrò assidua lettrice! :p

Oscaruzzo: Lo so, e secondo me non c'è nulla di detestabile nel Gay Pride. Sono d'accordo con il pride, nel senso non tanto di "orgoglio di essere" quanto (soprattutto) di "orgoglio di essere NONOSTANTE VOI"; e sono d'accordo con le carnevalate: perché no? Le carnevalate ci sono sempre, in qualunque corteo o manifestazione, dalla MayDay Parade alla marcia per la pace o che altro.
Ma noto che la diversità (negli occhi dell'altro) diventa onnicomprensiva: cioè non solo diventiamo la nostra diversità, o meglio la nostra diversità ci spiega interamente, senza lasciare spazi di improvvisazione e libertà, come se fossimo iper-socializzati, iper-individualizzati; ma sembra anche che dobbiamo viverla riflessivamente, insomma dovremmo essere degli "esperti", spiegarla, giustificarla, storicizzarla eccetera, cosa che in realtà NON si fa con ciò che si vive in prima persona...
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#9   30 Luglio 2007 - 23:04
 
Sposty, verissima la cosa che una qualunque "diversita`" ti rende automaticamente "l'esperto di turno" agli occhi degli altri. E (sempre agli occhi degli altri) sembra definirti completamente. Anche se poi si tratta di cose assolutamente "periferiche".

Quanto al pride, approfittavo dello spazio per rispondere al Poeta Con Licenza. Perche` prima del Pride di Torino, io ero pieno di stronzate tipo "ommioddioooh, sono un deviato e un depravato e merito di starmene tutto solo dentro a un bucooooh". E lo sarei rimasto se non avessi visto al Pride una serie di PERSONE. Coppie, soprattutto. Gente assolutamente innamorata, assolutamente felice e assolutamente serena, che mi ha fatto capire un sacco di cose. Niente a che vedere con le carnevalate inscenate da quattro gatti e fotografate dalla stampa. Per questo mi altero un pochino (nei confronti dei giornalisti, beninteso) ogni volta che vedo associati i termini "pride" e "carnevale" :-)
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