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Leonard Cohen

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domenica, 15 aprile 2007

Veramente difficile ripetere il medesimo stratagemma

Non mento se scrivo che e' una settimana che *devo* scrivere questo post. Ma quando parlo di cose importanti come i libri vado completamente nel pallone, non me la sento e rimando.
Ho comprato questo romanzo perché l'ha scritto Davide L. Malesi che è quello di licenziamentodelpoeta.splinder.com: pazzesco, l'ultima cosa che pensavo mi potesse capitare in ambito libresco era di comprare - comprare! e vi ricordo che c'e' ancora da pagare una bolletta qui a destra - il libro di un blogger. L'ho fatto perche' ne avevo letto le prime pagine su schermo, perche' Davide mi è simpatico e scrive cose molto intelligenti, perche' gli esordienti vanno incoraggiati eccetera.

E mi sono ritrovata tra le mani un romanzo breve che mi ha deliziata. Totalmente deliziata. Perche' e' divertente, e' pieno di personaggi terrificanti e perfetti, di scene che ti rimangono - volente o nolente - impresse nella memoria come se le avessi vissute tu stessa, e' pieno di parole BELLISSIME (tipo "punta", non participio passato o sostantivo femminile alle fine di una freccia, ma declinazione femminile dell'aggettivo punto che significa "affatto", che voglio dire la penultima volta che l'ho letto era in "Piccole Donne" (l'ultima non me la ricordo), e' o no una figata memorabile?) ed e' scritto con uno stile tutto agitato e avvincente che
per esempio, tu magari sei salita sul treno senza la prenotazione (e manco il biglietto giusto) cosi' ti fai un viaggio di un'ora e mezza in piedi in mezzo a tantissima gente, ma il viaggio nemmeno te lo ricordi perche' stai leggendo "Veramente difficile ripetere il medesimo stratagemma" e un po' ridi un po' ti impressioni un po' dici "ma pensa, si' si' ha ragione e' proprio cosi'" un po' ti agiti perche' stai aspettando qualcosa che deve accadere e non vedi l'ora di arrivare all'ultima pagina
poi arrivi all'ultima pagina, ma non sul treno perche' non sono una di quelle che vogliono far vedere che leggono a razzo, almeno due ore e mezza ci vogliono per 90 pagine, su, non contatemi palle che poi me ne accorgo
arrivi all'ultima pagina e dici "ma pensa un po' 'sto stronzo", ma stronzo in tono ammirativo, come "birbone" ecco.

E poi lo vuoi far leggere a tutti e ne vuoi scrivere sul blog pero' un po' ti vergogni perche' pensi di non essere abbastanza brava per parlarne come si deve e rimandi per una settimana.

Ecco, ora ho scritto tutto il post su "Veramente difficile ripetere il medesimo stratagemma".
Era anche ora, dico.
postato da: laspostata alle ore 15/04/2007 20:11 | link | commenti (13)
categorie: letture

Commenti
#1   15 Aprile 2007 - 21:14
 
bello :)

l'ho lincato su phonkmeister
utente anonimo

#2   15 Aprile 2007 - 23:04
 
Se e' piaciuto al Fan Numero Uno, posso stare tranquilla!
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#3   16 Aprile 2007 - 09:01
 
L'uso dell'aggettivo "punto" l'ho imparato leggendo Indro Montanelli, che se ne serviva spesso ed è stato, tramite i suoi articoli e saggi, uno dei miei maestri di scrittura (tra l'altro, molte delle sue tecniche di scrittura giornalistica possono esser "cannibalizzate" e riattate per servirsene nell'ambito di una narrazione romanzesca)

Ah, poi la cosa più importante: grazie.
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#4   16 Aprile 2007 - 09:34
 
Oibo`, grazie della segnalazione...
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#5   16 Aprile 2007 - 10:04
 
insomma, devo passare in libreria :D
utente anonimo

#6   16 Aprile 2007 - 16:27
 
ma se punto sta per affatto come fa a essere un aggettivo?

O sono ignorante io? Non è lo stesso che mica?

Scopro dal De Mauro che è un po' tutti e tre, agg. pron. e avv.

Che lingua stupenda!
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#7   16 Aprile 2007 - 16:35
 
@licenziamentodelpoeta: peccato, speravo l'avessi imparato da Louisa May Alcott.

@oscaruzzo &resuscito: correte! =)
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#8   16 Aprile 2007 - 16:54
 
No, la Alcott l'ho letta ma non la potevo soffrire, invece piace un sacco alla mia fidanzata ;)

Comunque tra le parole che ho usato nel romanzo, forse la mia preferita è vieppiù (che ho scoperto leggendo Bassani)
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#9   16 Aprile 2007 - 17:12
 
Quel che conta e` non usare imperciocché.

Ps. Bella anche "resuscìto", non me l'aveva mai detto nessuno :-)
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#10   16 Aprile 2007 - 18:13
 
@giggimassi: e' la lingua piu' bella del mondo, non ce n'e'.

@licenziamentodelpoeta: la tua fidanzata ne sa.

@Oscaruzzo: a dirla tutta, a furia di stare su internet mi accontento anche solo di qualcuno che non mette l'apostrofo dopo "qual"... (tristezza)
(resuscito e' l'utente anonimo che ha commentato dopo di te!)
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#11   16 Aprile 2007 - 20:29
 
"Imperciocché" forse no, ma per "dacché" ho una specie di trip (forse lo adopro anche un po' troppo, in effetti)
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#12   17 Aprile 2007 - 10:51
 
Orsù!
(lunga vita al tosco "sicché")
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#13   17 Aprile 2007 - 11:27
 
Nel carcere dove ho passato l'adolescenza si studiavano delle lingue in avanzato stato di decomposizione la cui interpretazione era sempre piuttosto aleatoria. Tipo che tu leggevi una frase che secondo te significava "l'aurora sorse chiara sull'accampamento" e invece significava "l'esercito attacco' calando dalla montagna" (un esempio a caso, ma assolutamente NON esagero).
C'era poi una congiunzione che a volte era causale a volte era temporale, cosi' per cavarti dall'impiccio la traducevi sempre, SEMPRE, con "dal momento che".

Ecco io ora ogni volta che leggo "dal momento che" mi fa male lo stomaco.
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