I miei amici dicono di adorarmi, ma quel che è certo è che io adoro loro.
Non che non provi per le mie amiche simpatia, affetto, ammirazione, sintonia eccetera; è che per i miei amici io
stravedo.
Ho sempre avuto amici maschi, fin da bambina. Facevano cose più interessanti, si divertivano di più, erano più svegli.
Le mie amiche sono meravigliose, anche solo per avere la pazienza e il senso dell'umorismo atti a sopportarmi. Ma mi stancano - non loro: il rapporto che abbiamo. Denso, impegnativo, pervasivo e pieno di parole inutili. Parlano troppo. Sono capaci di tenerti per un'ora sotto il fuoco: "
E allora lei ha detto, e io ho risposto, perché devi sapere, no, che due giorni prima ci eravamo detti, e lui poi ha fatto..." TACI PER DIO, MALEDETTA ZOCCOLA!
Non che io sia tanto diversa; infatti ho smesso di confidarmi con loro perché mi trovavo insopportabilmente noiosa.
Preferisco parlare con gli amici. "
E' successo questo, mi sento così". "
Eh, ti capisco, mi dispiace/Eh, sei davvero una deficiente, non so che dirti". Fine. Liberatorio.
Sarà anche vero che il genere maschile manca di memoria, attenzione, sofisticatezza; ma a quanto servono i dettagli e le sfumature quando si tenta sempre di parlare di eventi ed emozioni che ci sembrano irriducibili, incomprensibili? E soprattutto a quando possono servire quando si tratta sempre di parlare delle stesse storie, vissute da tutti e continuamente, e oltretutto raccontate come "irrisolvibili", "drammatiche", "complicatissime"...
Come no.
Poi, insomma, io l'ho sempre detto che avrei voluto nascere maschio. Ma sarei stata un uomo vecchio stampo, eh, mica un indie. Un
homo hemingwayensis. Avrei fatto la guerra, costruito una casa, scatenato una rissa, seminato un milione di figli in giro per il mondo e sarei morto in mezzo al mare.
E invece.
Che spreco.