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I'm worse at what I do best
And for this gift I feel blessed
Kurt Cobain

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I thought it was there for good, so I never tried.
Leonard Cohen

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Suzanne takes you down to her place near the river
You can hear the boats go by
You can spend the night beside her
And you know that she's half crazy
But that's why you want to be there...
Leonard Cohen

Tutti i greci sanno ciò che è giusto. Ma soltanto gli spartani lo fanno!
Frank Miller

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Michel Foucault

La vertigine è qualcosa di diverso dalla paura di cadere. La vertigine è la voce del vuoto sotto di noi che ci attira, che ci alletta, è il desiderio di cadere, dal quale ci difendiamo con paura.
Milan Kundera

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lunedì, 28 maggio 2007

1999

Sto leggendo un manuale. Il manuale del corso introduttivo della disciplina in cui mi sono laureata. 700 pagine di noia, scritte per un pubblico di 18enni (o di ritardati, devo ancora chiarire questo punto) e obsolete in modo imbarazzante.
Non ho ancora capito se lo sto veramente leggendo per "tornare ad avere un quadro complessivo, pur abbozzato, della materia", la mia giustificazione formale, o semplicemente perché parte dei numerosi e pedanti rituali che ogni volta precedono qualcosa per cui non mi sento ancora pronta, e hanno l'ottima funzione di tenermi occupata mentre rimando.

Però mi ha fatto venire in mente una cosa. Il manuale è scritto nel 1996, e in un punto si accenna alla "disgregazione dell'ex jugoslavia". Quel semplice accenno mi ha sepolta viva di ricordi.
La guerra umanitaria contro la Serbia del 1999 (il link è solo che doveroso) è il primo (di due) evento politico ad avermi cambiato la vita. Ovviamente la mia carriera di liceale era impregnata di politica, e in quegli anni erano successe un sacco di cose - cose per cui gioire e solidarizzare, cose contro cui manifestare, cose per cui farsi una cultura per dopo poterle giudicare. Il mio era un mondo "ingiusto", in cui molto, anzi quasi tutto era radicalmente sbagliato, un mondo che però aveva anche i suoi lati positivi, aveva nel suo passato alcune cose decisamente fighe, un mondo che con qualche aggiustamento poteva essere decente. Non dico per me, ma così in generale.
(per me ci voleva semplicemente l'estinzione della specie umana, o se non altro la mia, ma qui si parla di politica, il privato è pubblico ma fino a un certo punto)
Un mondo, dicevo, a cui fare l'agopuntura. O qualche scrocchio osteopatico. E poi le cose sarebbero andate bene. Le potenzialità c'erano.

Da quella guerra, ho subito una sorta di trauma. Ho capito che i valori che mi avevano pazientemente, istituzionalmente inculcato fin da bambina erano discordanti con la realtà. Mi sono sentita ingannata e tradita. Pensavo che sarebbe stato molto più ovvio e giusto, per tutti, semplicemente istruire i bambini ai valori della guerra, della violenza e della menzogna, invece di farci fare le poesie sulla pace e riempirci di ideali assolutamente inutili e in contrasto con le esigenze funzionali della società. Come potevano prendersela se protestavamo? Protestavamo esattamente in nome di ciò che ci avevano detto di difendere, ciò su cui alle elementari ci avevano fatto fare i temini ogni stramaledetto 25 aprile, ciò che ogni dannato libro per bambini o persino cartone animato ci aveva fatto interiorizzare come norma sociale più che condivisa: fondamentale. Pure le religioni dicevano più o meno le stesse cose.

Nel 1999 stavo seguendo un corso di Storia Contemporanea, con un programma inutile, parcellizzato, scelto dal docente più grasso, vecchio e socialista in cui mi sia mai imbattuta. Durante una lezione espresse il suo parere favorevole a quella guerra, e io per la prima (forse unica, mi sa) volta in vita mia andai alla cattedra per rispondergli.
E lui usò una cosa di cui mi sono ricordata solo stamattina, leggendo quella frase nel mio stupido manuale. Fece una cosa che se qualcuno me la facesse adesso, gli mangerei la faccia e in due secondi lo lascerei per terra sanguinante a chiedere pietà. Ma ero stupida, timida, non me l'aspettavo e quindi non so nemmeno cosa gli risposi, perché era la prima volta che qualcuno usava quella cosa con me:
la reductio ad hitlerum.
"I ragionamenti che fa lei sono gli stessi per cui Hitler non fu fermato quando invase la Polonia. E invece non avrebbero dovuto farlo? Pensi cosa sarebbe successo se gli Stati Uniti non fossero intervenuti durante la seconda guerra mondiale"
.
Un professore di Storia Contemporanea. Non potevo crederci.

Quel 25 aprile gettai sassi e palloncini di vernice rossa contro l'ambasciata statunitense. Una catarsi che non vi dico.

Peccato che qui intorno non ci sia una bella ambasciata iu-es-ei. Quando ti servono, non li trovi mai. Tipo gli idraulici.
postato da: laspostata alle ore 28/05/2007 16:10 | link | commenti (19)
categorie: politicatravirgolette
sabato, 26 maggio 2007

cinque libri per quattro, anzi no per tre

Questo fine settimana ero CERTA che avrei scritto qualcosa.
Perché quasi ogni giorno mi viene in mente qualcosa "su cui prima o poi devo fare un post", quindi di materiale ce n'era, a bizzeffe.
Quella che pensavo di scrivere oggi era una critica molto ironica (ma anche piena di sconcerto, fastidio e riprovazione) sui racconti premiati al Subway di quest'anno, di cui ingenuamente mi sono riempita la borsa. Poi mi sono messa al computer e mi sono accorta che sarebbe uscita fuori una cosa troppo lunga, e provocatoria, e forse cattiva. Quindi ho lasciato perdere: ho già dato.

Vi ho sempre letto, quindi se CuloDritto m'interroga otterrò uno splendido voto!
Ma non me la sento proprio, di scrivere.
Ancora per un po'.

Però riprendo la self-made catena inventata da Seia, che è una settimana che me la penso.
Alla fine non sono riuscita a elencare "cinque libri che non mi sono piaciuti ma considero capolavori". Perché le alternative sono due:
a) non mi è piaciuto quindi fa schifo
b) non mi è piaciuto quindi non l'ho capito, forse ero troppo giovane, forse sono troppo stupida
e così mi manca il materiale per la categoria.

Gli altri:

5 libri che non ho letto e non mi piacciono

1 Narciso e Boccadoro (ma anche Il lupo della steppa, secondo me), Herman Hesse
2 Impero, Michael Hardt e Toni Negri
3 qualsiasi cosa di David Foster Wallace
4 qualsiasi cosa di Dave Eggers
5 Cento colpi di spazzola, Melissa P. (e affini)


5 libri che ho iniziato e non finito, resistendo però alla tentazione di fiondarli dalla finestra

1 Un amore di Swann, Marcel Proust
2 Il nostro agente all'Avana, Graham Greene
3 Il dono di Humboldt, Saul Bellow
4 I demoni, Fedor Dostoevskij
5 Ragazzi di vita, Pier Paolo Pasolini


5 libri che ho finito e rivolevo i soldi indietro

1 Il grande Maulnes, Alain-Fournier
2 Il giovane Holden, J. D. Salinger
3 La nube purpurea, Matthew P. Shiel
4 Il grande Gatsby, Francis Scott Fitzgerald
5 Sulla strada, Jack Kerouac



Le mie affidabili e premurose amiche mi hanno tirato il pacco anche questa sera, e il mio programma per le prossime ore comprende come plausibili alternative:
preparare scatoloni (o valigie) di libri,
consumare il pesto che sennò va a male,
cambiare template (cosa che
a giorni alterni desidero continuamente fare)
farla finita ingerendo sostanze farmaceutiche pericolosissime che la mia dolcissima dottoressa  di famiglia continua a prescrivere a me e mia madre in quantità esorbitanti
(presumo rassicurata dal fatto che la figlia è certificata come psichicamente disturbata e la madre ha un passato di esaurimenti nervosi e psicanalisi),
o studiare.

L'esito della scelta sarà verificabile in questa sede tra qualche giorno.





Vi lascio con un dubbio esistenziale. In questi giorni di caldo vado in giro in minigonna, e a ogni sguardo che ricevo mi chiedo: "Sono occhiate di ammirazione nei confronti dei miei arti inferiori, od occhiate di sincero sconcerto di fronte all'atrofia delle mie ghiandole mammarie?" (la risposta dipende dai giorni, ovviamente)
Forse è il caso di passare a un reggiseno imbottito? Cioè ne ho già uno, ma mi si infilza nello sterno e finirò per sembrare Errata Stigmata. Accetto suggerimenti.
postato da: laspostata alle ore 26/05/2007 20:07 | link | commenti (15)
categorie: letture, deliri, blog
sabato, 19 maggio 2007

l'occhio di internet

Ieri notte, tra un incubo tradizionale di fantasmi e un incubo più morboso di satanismo, ho fatto un sogno molto strano.
Navigavo su internet e tutti sapevano i fatti miei quelli privatissimi. Non glieli avevo certo detti io, e nemmeno le persone che li conoscevano direttamente; semplicemente, s'era sparsa la voce, e sotterraneamente si parlava delle mie faccende in tutti i blog che frequentavo. Magari solo con un link, un piccolo accenno di cosa risaputa, alcuni commenti. Si parlava di me con
solidarietà, direi con simpatia; con quel tono un po' complottistico con cui due amiche parlano di una terza assente per la quale sono preoccupate, senza che nessuno, loro per prime, sappia davvero dire, in mezzo a quella preoccupazione, quanta percentuale ci sia di pietismo, quanta di soddisfazione per le disgrazie che capitano agli altri e non a noi, quanta di soddisfazione per la conferma ricevuta che chi si comporta in modo diverso da noi è in errore e prima o poi la pagherà, quanta di compiacimento per la propria altruistica preoccupazione.
Così nel sogno mi sentivo stranita, imbarazzata, ma anche un po' "usata".


Io non sono proprio certissima di cosa accadrà nei prossimi giorni. Forse passerò qualche tempo senza internet, forse riuscirò comunque ad aggiornare il blog saltuariamente da biblioteche e affini, forse mi prenderò una pausa. Soprattutto, è probabile che mancherò dai vostri blog, miei cari, e questo mi dispiace molto.
Tra una ventina di giorni dovrebbe iniziare una nuova normalità. Qui dentro, direi, non cambierà proprio nulla, per ora non ho nulla da cambiare, aggiungere o togliere.
Ecco, questo post solo per dire che se non mi leggete in giro, sarà solo per cause logistiche interne ed esterne. Il blog non chiude, al massimo prende un po' di polvere.
Nel frattempo voi statemi bene e per favore non scrivete troppo, che poi mi tocca recuperare.
postato da: laspostata alle ore 19/05/2007 00:07 | link | commenti (8)
categorie: blog
mercoledì, 16 maggio 2007

un bel sorriso

Fin da piccola ho avuto un sacco di problemi ai denti. I miei denti da latte, invece di upgradarsi come quelli di Andrea Beggi, hanno deciso di lasciarsi erodere lentamente dalle avversità della vita, così che fin dai 7 anni mi si poteva trovare sul lettino del dentista a contorcermi e piangere, mentre mi si trapanavano le carie o mi venivano estratti a fatica sottili ma profondi pezzettini d'avorio dalle gengive sanguinanti.
I denti adulti son venuti su tutti storti; nella mia vita ho portato quasi tutte le forme di apparecchi ortodontici: l'apparecchio mobile che però dovevo tenermi anche di giorno, il cui palato supplementare mi faceva parlare come Duffy Duck; l'apparecchio fisso con gli elastici i cui ferretti mi erodevano l'interno delle labbra (e non serviva a nulla la cera protettiva, che si staccava dopo 5 minuti), elastici che in teoria
dovevo togliermi per mangiare ma quanto me li toglievo il dolore aumentava e quindi decidevo che forse era meglio non mangiare e lasciarli lì dov'erano (la mia precoce ma effimera introduzione al meraviglioso mondo dell'anoressia); fino alla protezione dentale da pugile, una cosa che ti metti la notte per convincere la tua dentatura a percorrere la via del Tao, ma che al risveglio trovi sempre, chissà come, sotto l'armadio dall'altra parte della stanza.
Insomma, sono cresciuta coi denti brutti. Questo era un notevole problema
in particolare alle medie (periodo Duffy Duck); la mia professoressa di matematica, che per motivi suoi amava infliggermi piccole ma costanti umiliazioni a mo' di tortura cinese, mi suggerì di coprirmi la bocca quando sorridevo, per evitare di imporre agli altri quello sgradevole spettacolo. Così ho prontamente fatto, per anni e anni. Ridevo, sorridevo, sogghignavo, mi divertivo con una mano davanti alla faccia; mi vergognavo della mia bocca troppo larga, del mio sorriso gengivale, dei miei denti anormali.
Poi, non so quanto tempo dopo, la gente ha iniziato a dirmi che avevo un bel sorriso. Per "gente" non intendo la mamma, ché lei l'aveva sempre detto; ma la gente che mi conosceva appena, che voleva abbordarmi o semplicemente voleva dirmi una cosa carina. A me, ecco, raramente sono state dette cose carine, specialmente dalle persone da cui mi sarebbe piaciuto sentirle, e che sarebbero state pure un po' tenute a dirmele. Invece niente.
Poi, non so quanto tempo dopo, ho iniziato a crederci, a questa cosa dell'avere un bel sorriso. E' vero, è bello, anche se è gengivale e tutto il resto.: perché sorrido di cuore, perché sorrido con la bocca ma anche con gli occhi e pure con il naso, perché sembro proprio contenta.
Oggi mi è venuto in mente perché il mio bel sorriso ha 1) conquistato la simpatia di un potenziale coinquilino, 2) convinto l'autista ad aprirmi la porta dell'autobus anche se eravamo al semaforo e non alla fermata, 3) convinto l'autista, nonostante il mio documento di viaggio fosse manifestamente non valido (la sua non validità è stata resa nota, nel silenzio glaciale della vettura, dal suono di diniego emesso dalla macchinetta verificatrice), a darmi dettagliate indicazioni su come raggiungere la metropolitana, 4) spinto un ragazzo, quasi senza che glielo chiedessi, a cambiarmi 20euro, affinché potessi comprare il biglietto da 1euroe70 (non si rischia la fortuna due volte) dalla macchinetta che accetta SOLO DETERMINATE monetine.
E sulla metropolitana pensavo che è bello riuscire a sorridere così, anche quando mi sembra di averli esauriti proprio tutti, i sorrisi, e di non poterne mai più fare un altro.
postato da: laspostata alle ore 16/05/2007 23:49 | link | commenti (9)
categorie: deliri, città
lunedì, 14 maggio 2007

va tutto malissimo

Sì, comunque va tutto malissimo e io non so che dire.
Il libro di Maggiani
(bellissimo, stranamente lirico, toccante in modo scandaloso, profondo e allegro e importante)
finisce in modo molto triste e mi ha fatto piangere pure lui - ma in che altro modo può finire?
Racconta della vita, e nella vita le cose finiscono, anche le migliori, o quelle che per qualche tempo ti sono sembrate tali.
Se solo tutti fossimo d'accordo, se decidessimo tutti insieme quando una cosa smette di essere bellissima. E invece siamo sempre fuori sincrono gli uni con gli altri, e ciò è molto crudele.

Sono giorni che cerco ossessivamente una camera a Milano, tra prezzi spietati, ciccioni pervertiti, gente che insiste a propormi posti letto a un prezzo maggiore di quello che potrei spendere per una camera (e, soprattutto, dopo che il mio annuncio recita "cerco CAMERA SINGOLA", in stampatello, così, per non lasciare equivoci).
Tutte le persone che affittano camere che m'interessano poi non mi richiamano.

Ma perché?
Perché non mi volete?
Sono tanto simpatica, ho il senso dell'umorismo, pulisco che e' una meraviglia e non porto in casa nessuno perché non ho nessuno.
Mangio come un uccellino.
Se non volete che fumi io smetto - ora, giuro.
Ascolterò la musica con le cuffie.
Non mi vedrete mai.
Non vi darò alcun disturbo, nemmeno vi accorgerete della mia presenza.
E con me potete parlare di tutto, perché so un po' di tutto, niente di specifico ma il giusto sufficiente a reggere una conversazione su qualsiasi argomento, e non vi accorgerete mai che in realtà io, quel film, non l'ho nemmeno mai visto, per dire.

Mi dovrei mettere a studiare, ma in questa casa non ho libri da studiare, dato che tutti quelli che mi ero spediti mi sono stati smarriti dalle poste, e non li recupererò mai più. C'erano cose bellissime, c'era Corpi anoressici della MacSween, che ormai è fuori catalogo, c'era, soprattutto, La ricerca di Michel Foucault  di Dreyfus e Rabinow, uno di quei libri che leggi nelle migliori bibliografie ma non ne trovi traccia da nessuna parte - quando l'ho visto alla bancarella di Piazza Banchi mi sono messa a piangere, e saltare, e ridere.

Passo il tempo incollata allo schermo aspettando nuovi annunci di case e ingannando il tempo leggendo orribili blog. Ma orribili, davvero, che poi uno finalmente capisce perché la gente si lamenta che ci sono troppi blog.
Non ho lavoro, le mie amiche mi chiedono come sto come se mi chiedessero di passar loro il sale, ha iniziato a
piovermi sul bucato appena steso,
insomma per vendicarmi del mondo ho deciso di reintegrare le lettere accentate in protesta alla sparizione di pOg, almeno l'occhio e la mia maestra di grammatica interiore riavranno la loro parte.
Ora vado a prendere ciò di cui ho bisogno.
postato da: laspostata alle ore 14/05/2007 15:25 | link | commenti (12)
categorie: letture, deliri
giovedì, 10 maggio 2007

tra Milano e Castelnuovo Magra

Mi dispiace di non riuscire a scrivere molto in questi giorni, temo che per un po' la spostata sarà impegnata a fare cose molto pratiche, e se mi conoscete un po' questo significa TERRORE E RACCAPRICCIO.
Avete visto che splendide giornate di sole? Faccio lunghe passeggiate qua attorno e mi ripeto "ehi, uao, sono in CAMPAGNA e la cosa mi sembra pure cool". Mi accuccio per lunghi minuti a guardare i nidi delle formiche. In questo posto ci sono sempre almeno cinque strade per arrivare a b partendo da a, e le esploro tutte. Alcune sono veramente bucoliche. Ci sono un sacco di papaveri. Il mio libro di francese, alle medie, si chiamava "papavero": coquelicot. Che quindi e' l'unica parola in francese che io conosca. Odio il francese. Fino a qualche tempo fa odiavo anche i papaveri, per una sordida storia di tappezzerie che non vi vado a raccontare. Ora mi piacciono molto, perche' mi fanno venire in mente i treni, e alla fin fine amo i treni. Pero' muoiono subito - i papaveri, intendo.
Sono passata in biblioteca, perche' faceva caldo, e volevo sedermi un poco, leggere un giornale. Ma l'orario di chiusura era troppo vicino, cosi' mi sono limitata a vagare per gli scaffali a me cari, cercando ispirazione. Una persona, un paio di giorni fa, mi ha detto che devo cercare di capire cosa m'interessa davvero, insomma restringere il mio campo d'interesse, specializzarmi. Cosi' annotavo tutti i libri che mi piacevano, pero' non m'e' sembrato avessero davvero un fil rouge a legarli assieme (Boudon, Strutturalismo e scienze umane;
Bateson, Verso un'ecologia della mente; Girard, La violenza e il sacro; Polany, La liberta' in una societa' complessa; Hillman, Un terribile amore per la guerra...).
Quando sono uscita dalla biblioteca mi sono soffermata qualche minuto sullo scaffale "tenete, ve li regaliamo". In altri luoghi i libri "di scarto" stanno nelle ceste, qui c'era proprio uno scaffalino sulla soglia, molto intimo. Chi non ha mai regalato libri alla biblioteca di quartiere? Harmony comprati in allegato con Grazia decine d'anni prima, scomode eredita' di Wilbur Smith ed Enzo Biagi e finanche Bruno Vespa, titoli Newton Compton a 1000 lire poi ricomprati in altre vesti e altre traduzioni...

Ho cercato tra i titoli sperando, come al solito, di trovare il LIBRO DELLA VITA, e mi sono imbattuta in questo.
màuri màuri, l'esordio di Maurizio Maggiani, uno scrittore ligure che io amo alla follia. Questo libro ha l'aspetto "non solo ho pagato per farmi pubblicare questa roba, ma ho dovuto pure insistere"; e' invece pubblicato dalla "Editori Riuniti I David" e mi fa veramente commuovere la nota biografica del risvolto di copertina.

Maurizio Maggiani (Castelnuovo Magra, 1951), scrittore esordiente, e' stato scelto fra i giovani autori emersi in una recente inchiesta letteraria dell'Espresso come una delle voci di maggiore originalita'. Pubblicista, ha svolto anche attivita' di pubblicitario e gionalista radiofonico.

Alzi la mano chi leggendo questa presentazione non pensa "ommioddio, levamelo di torno". E invece. Invece era un esordiente, nel marzo 1989, e ora è Maggiani, tutti i suoi libri sono stati (ri)pubblicati da Feltrinelli, molti in edizione prima cartonata poi economica, e' editorialista, opinionista, curatore della rubrica delle lettere de "Il Secolo XIX", va a teatro a raccontare storie, e, soprattutto, se ce lo toccate vi mangiamo la faccia, per quanto siamo tutti innamorati di lui.
Ed era un esordiente, selezionato dall'Espresso. Potrei dire che ha ragione Seia (qui e soprattutto qui): quelli validi, emergono - e lo credo. Ma potrei semplicemente dire: che bello aver trovato qui questo libro fuori dal mondo, che se credessi ai segni mi starebbe dicendo delle cose che non ho voglia di sentire.
postato da: laspostata alle ore 10/05/2007 12:18 | link | commenti (15)
categorie: letture
martedì, 08 maggio 2007

one last dance

One Last Dance - Badly Drawn Boy

As we lay here tonight
Please forgive me girl if I say the future's not bright
But please take my hand we'll have one last dance
In the place where we first met eyes

Holy city zoo
I recall the name of the place where I first saw you
With your eyes so kind and your smile so bright
I just wanted to take you home


Where you go I wanna go
What you do I wanna do
I'll be your Troy Donnahue
If you'll be my Sandra Dee

It's a trivial pursuit
But I know if I fall on my heart I'll be with you
But please understand I'm just a man and I need you to take me home

We're togheter now
Wanna change my shoes so I feel like you somehow
Need to breathe your breathe and caress your dress
I'll be with you for quite some time

I'll take you where you wanna go
Tell me where I wanna know
I will just go with the flow
As long as I'm there with you


Are the kids ok
Didn't find the time to give you a call today
But my heart's with yours
I'm keepin' score of the things that I have done wrong

Another funeral
All the people I know are beginning to fade away
And I have to say that at least today it's beginning to get me down

To this day I'm lovin' you
We know what we wanna do
I am your Troy Donnahue
and you are my Sandra Dee

Now I know you well
I still love you adore you I need you more than then
With your eyes still kind and your smile still bright
I still want to take you home

I will do all that I can
You're my woman I'm your man
If we still don't have a plan
We'll listen to thunderoad
postato da: laspostata alle ore 08/05/2007 11:40 | link | commenti (6)
categorie: ascolti

another devil dies

Another Devil Dies - Badly Drawn Boy

Well your face still makes my day
Just like it did in the past when you turned me away
I kept coming back for more
That's the choice I chose
You were so distant
But I stayed close


It feels like we've weathered the storm
But without having the privilage of calm

And when we sing I hear another devil dies
When that bell rings an angel get its wings
And if I pushed would you all fall down
Coz I dont' need this on my back

The hatred will tear us apart
If you wont do what you did at the start

Oh no should I go or will you stay
Will find a plan of attack
Theres a price to pay for showing our reaction to all the simple things
In time you will know what I know
But for now you win


The hatred will tear us apart
Another devil will take out your heart

And when we sing I hear another devil dies
When that bell rings an angel gets it wings
And if I pushed will you all fall down
Coz i dont need this on my back

It seems like we've weathered the storm
Without having the privilage of calm

postato da: laspostata alle ore 08/05/2007 11:35 | link | commenti
categorie: ascolti
lunedì, 07 maggio 2007

la lavatrice

Era gia' da un po' che lo accennavo, e credo sia davvero giunto il momento di spiagarvi questa cosa della lavatrice.

Io ho dei problemi con tutto cio' che e' analogico.
(tranne gli orologi, che' io da piccina volevo fare l'orologiaia)
Per dire: un cellulare - bene o male i tasti son sempre quelli, anche se cambi marca, con "C" si torna indietro, ci sara' un tasto centrale che significa "OK", ci saranno delle freccette o un pirulino per andare su e giu' nei menu, la differenza piu' bestiale riguardera', nello scrivere i messaggi,  il tasto che fa gli spazi e quello che fa i puntini.
A Natale m'hanno regalato una macchina fotografica digitale e dopo cinque minuti sapevo già dove mettere le mani, senza nemmeno aver guardato il libretto delle istruzioni.
(io adoro i libretti delle istruzioni, en passant)
E' normale, no? Voglio dire,  e' generazionale - istinto di sopravvivenza quotidiano, abitudine.

La lavatrice invece non so come pigliarla. I suoi tasti non sono consequenziali gli uni rispetto agli altri. La scelta del programma di lavaggio non mi sembra univoca. Com'e' possibile che lo stesso numero equivalga a "cotone breve" e "sintetici delicati"? Nella mia personale etnometodologia, le opzioni di scelta dovrebbero essere mutuamente esclusive. Le lavatrici mettono in discussione la mia interpretazione della realta' fenomenologica.
E i dosaggi? Per decidere il dosaggio giusto, bisogna combinare tre criteri: la natura del tessuto, la qualita' della macchia e la durezza dell'acqua. Mi servirebbe un grafico tridimensionale, un'analisi delle corrispondenze multiple, per essere certa del risultato!
Senza parlare della temperatura. Fosse per me, laverei tutto a 40 gradi. Fosse per il padrone di casa, qualsiasi cosa si merita almeno novanta gradi di igienizzazione. Forse sopravvaluto il potere del sapone, o sottovaluto la gravita' dei miei residui biologici, non so ancora.

Una volta ho caricato il sapone nella vaschetta estraendola troppo, al che tutto il sapone e' colato fuori, al che ho dovuto raccoglierlo con la spugnetta mentre ne aggiungevo altro (non oso certo interrompere una lavatrice, quando l'ho avviata! potrebbe non ripartire mai piu'! potrebbe ESPLODERE!). Cosi' ero a tal punto incerta su quanto sapone avessi realmente sprecato da versarne, alla fine, il doppio del solito.
Un'altra volta, anzi per piu' volte di seguito, ingannata dal colore rosa pallido di entrambe le confezioni, ho scambiato l'ammorbidente con il sapone per lana e delicati. E poi mi chiedevo per quale motivo il vituperato elettrodomestico non risciacquasse bene.

Mia madre ha comprato una nuova lavatrice, che non ho ancora avuto l'onere di utilizzare, che mi manda in solluchero. Innanzitutto i tasti sono raddoppiati, che dico, triplicati: e' tutto un tripudio di opzioni e di led, che in apparenza sembrano del tutto incongruenti gli uni con gli altri. In teoria dovrebbe essere ancora piu' facile da utilizzare della precedente, dato che pesa da sola (milagro!) la quantita' di roba inserita nel cestello, quindi gia' c'e' una scelta in meno (quella appunto relativa al peso del carico: doveva essere netto, cioe' da asciutto, o lordo, cioe' da bagnato?). Pero' ci sono almeno 7 programmi in piu', il che mi lascia basita dato che non mi risulta che negli ultimi anni siano state scoperte sette nuovissime e non categorizzabili qualita' di tessuto. Quello che realmente mi fa impazzire e' che i programmi relativi ai lavaggi corti hanno nomi in inglese: time for you, easy, fast, roba del genere, tanto per dare un tono dinamico e innovativo al bucato. Darlo a mia madre, poi.
Per la quale e' gia' stato scioccante il passaggio da kappagibi a kheghebe, figurarsi quando ha sentito per la prima volta Mike Bongiorno pronunciare Whirlpool. E' ancora li' che ride.
postato da: laspostata alle ore 07/05/2007 19:48 | link | commenti (13)
categorie: deliri
sabato, 05 maggio 2007

importante

Comunque c'e' una cosa che devo aggiungere, perche' credo travalichi l'importanza che ha avuto, in questi due giorni, la strana bagarre che ho provocato. Questa e' una cosa seria, dannatamente seria, quindi per cortesia statemi a sentire, lo dico per voi.

Non mettete mai - MAI - la lemonsoda nel freezer.

Viene una sorta di granita/ghiacciolo, davanti al quale direte "fico, posso evitare di mettere il ghiaccio nella vodka" e invece no, scoprirete che FARA' SCHIFO, ma dato che cio' accadra' quando ormai il vostro sistema di priorita' sara' gia' saltato, berrete ugualmente l'intero schifoso intruglio, accorgendovene (dell'averlo bevuto interamente, intendo) solo quando vostra madre, proditoriamente, vi telefonera', e voi per tutta la durata della conversazione non riuscirete a trattenervi dal ridacchiare felici di qualsiasi argomento, dalle elezioni comunali ad aneddoti che vi hanno raccontato tre giorni fa e che ora, ad ascoltarli dalla vostra voce, non sembrano poi tanto buffi - lasciando cosi' la genitrice, che aveva alzato la cornetta in un eccesso di preoccupazione per la figlia lontana e sola, piu' ansiosa e preoccupata di prima.

Keep safe.
Lemonsoda in freezer BRUTTO.
Diffondete il messaggio.
postato da: laspostata alle ore 05/05/2007 22:15 | link | commenti (7)
categorie: deliri