Subisco il fascino del romanzo di genere fantastico piu' di ogni altra cosa. Me ne posso anche stare a leggere i classici e le cose difficili ma poi sento un bisogno fisico di fantasmi, mostri, poteri ESP e salti quantici. Non ce n'e'. Cosi' mentre me la tiro sul treno coprendo gli sbadigli coi libri di sociologia interazionista, poi a casa mi affosso da qualche parte e leggo l'equivalente de La Collina dei Conigli con le formiche al posto dei conigli.
Allora non sembra perche' faccio la furba con le parole ma io sono uno degli esseri piu' ignoranti del pianeta, e inoltre mi ricordo tutto tranne le cose utili o interessanti. Il che comunque ha i suoi lati positivi perche' tutto e' sempre nuovo e stupefacente. Per esempio la settimana scorsa mi hanno spiegato che il pollo NON e' una razza a parte di pennuto, ma un gallo adolescente, ed e' quasi sempre maschio perche' se fosse femmina servirebbe come gallina e la lascerebbero diventare adulta, mentre solo pochi maschi servono come galli quindi i polli sono pappa. E la stessa cosa per l'agnello! L'agnello non e' un ovino particolare, e' solo un cucciolo di pecora! Mi rimangono ancora alcuni dubbi sull'un ariete ma sento di essere a buon punto.
Purtroppo una parte di me sa che questa sara' almeno la DECIMA volta che qualcuno mi spiega questa cosa; e' che con la natura e le scienze ho dei problemi serissimi.
Cosi' da questo libro sulle formiche ho imparato cose interessantissime che probabilmente sapevo gia'. Per esempio, le formiche hanno tre cervelli, uno per ogni sezione del corpo - un'eredita' genetica, tipo la nostra vertebra caudale. Quelle con le ali (che mi fanno molta paura perche' all'improvviso sbucano da ogni dove, senza controllo - sono stanchissime o morenti - e spesso m'e' capitato che mi venissero addosso) sono sessuate: si alzano in volo per accoppiarsi e la quasi totalita' di loro viene mangiata dagli uccelli in quel momento, cosi' a ogni generazione di principesse diventano regine solo tre o quattro su oltre un migliaio. Le formiche hanno l'esoscheletro, cioe' le ossa fuori e le viscere dentro; inoltre sul carapace sono scritte tutte le informazioni, come se avessero un alfabeto braille (solo i sessuati hanno gli occhi) inciso sul corpo, che dice alle altre formiche chi sono e cosa fanno. Nelle grandi citta' certe formiche sono iper-specializzate: alcune addirittura fanno le porte o i serbatoi viventi, e quindi sono totalmente incapaci di badare a se stesse.
Ma tutto cio' vale solo per la specie di cui parla questo libro, cioe' le rosso-arancio (Formica rufa), dato che ognuna di loro ha poi modi tutti suoi di costruire nidi, accoppiarsi eccetera (le rosse hanno nidi di foglie, delle casette portatili che tessono a quadrato; le nane si accoppiano sottoterra): esistono piu' di dodicimila specie, alcune sono grandi come acari e altre come scarafaggi.
Le formiche comunicano attraverso messaggi chimici ormonali, i feromoni. Il loro sistema neurale non prevede la trasmissione "elettrica" del dolore, ma in seguito a traumi emettono messaggi di sofferenza, spaesamento, perdita, che possono diffondere alle compagne, le quali provano esattamente cio' che provano loro.
Quindi, ieri mattina quando ho sollevato il sacchetto della carta per spazzare il pavimento, nella stanza si sono diffusi i feromoni:
"Porca miseria! Ci hanno scoperto!",
"No! non lascero' mai quest'enorme montagna di pangocciolo!",
"Oh ma pensa, non ricordavo di aver prenotato una prova gratuita di bungee jumping".
Il fatto e' che poi mi intenerisco.
Spero di non avere mai fenomeni di poltergeist in casa, riuscirei ad affezionarmi persino a quelli.
Ho un contratto di lavoro a progetto che formalmente dura un mese e mezzo, ma sono due mesi che lavoro. Formalmente scade a meta' aprile, ma in realta' la mia consegna e' fissata per dopodomani.
La mia responsabile di progetto ieri manda una mail collettiva di saluto: Ciao ciao, domani e' il mio ultimo giorno di lavoro, e' stato un vero piacere - cancellate il mio fottuto indirizzo di posta, stronzi, non voglio mai piu' sentire parlare di voi brutte merde.
No dico, lei finisce di lavorare PRIMA di me?
Sono aspetti del precariato che non ti verrebbero in mente da soli.
Comunque il colore delle mie cornee e' tale che, nonostante io sia pulita dentro e bella fuori, se scendo in strada ora mi arrestano non solo per detenzione ma pure per spaccio.
Stanotte, nonostante tre calmanti un attacco di cervicale e un occhio ballerino, ho riflettuto e capito qual è il vero problema.
Non sono i pessimi adattamenti cinematografici di capolavori del fumetto. Non sono nemmeno le persone che ritengo intelligenti e amanti del cinema che, inaspettatamente, magari anche conoscendo il fumetto, non si rendono conto di quanto sono - eticamente ed esteticamente - pessimi tali adattamenti. Non e' nemmeno questione di un'esagerata adorazione, da parte mia, verso questi fumetti.
E' che sono una ragazza. Io i fumetti non dovrei manco leggerli!
Le ragazze leggono solo
- Corto Maltese
- Dylan Dog (e in misura minore altri eroi sensibili e complessi di casa Bonelli, da Ken Parker - per le intenditrici - a Magico Vento, Dampyr, Demian e altri tipi cosi')
- Sandman e derivati
- manga: sentimentali, comici, fantasy, anche sportivi ma solo se firmati da Mitsuru Adachi
- fumetti con protagoniste/tematiche femminili: Strangers in Paradise, Love and Rockets, Julia, SprayLiz...
- graphic novels a carattere (auto)biografico: Blankets, Persepolis...
- strisce con protagonisti infantili.
Le intellettuali leggono Bilal e le alternative Pazienza, anzi: Paz.
Quindi la colpa delle mie lacrime di rabbia per "V per Vendetta", dei calci alle poltroncine e ai pali della luce, delle escandescenze per strada e del riprendere a fumare il giorno stesso, non e' di chi non ha capito una beata funcia dei significati originari dell'opera e dell'abominio di celluloide che pretende di derivarne. La colpa e' mia, tipo peccato originale.
Questo blog esiste da ottobre, e uno dei primi optional implementati e' stato il tapis roulant di citazioni qui a sinistra. Sono tutte frasi importanti. La prima che ho inserito e' stata quella di Josephine Hart, l'ultima quella di Walt Whitman. Nel mezzo c'è il Frank Miller di 300. Ma non con "This is Sparta".
Frank Miller io l'ho letto per la prima volta al Liceo, perché avevo una compagna di classe che, eccezione sull'eccezione, leggeva gli albi dei supereroi. Che cretinata. Superman all'epoca era tipo morto. Belli i disegni, pero', non me li immaginavo cosi'. Toh questo devi leggerlo pero', "Il ritorno del cavaliere oscuro", parla di Batman. Mmh, Batman ancora ancora, ok.
Che botta.
Ma il mio Miller preferito non e' né quello né l'autore di Sin City; il mio Miller preferito e' quello di Devil. Daredevil e' un supereroe con un sacco di problemi. Mi piace la gente che ha un sacco di problemi. Ma non e' il caso di parlare di Devil, ora.
Parliamo di 300.
Aaaaaaaaaaarrrrrgh! (bucknasty di HatingLine) e
300:la fica è stata un bel periodo, però adesso guardiamo avanti. (Violetta Bellocchio)
direi che possono bastare.
That's all, folks.
E' arrivata la bolletta della luce di febbraio & marzo.
Dio benedica il global warming.
Quando scendo a trovare i miei genitori, so che, con loro e la gatta, ad aspettarmi ci sono tre oggetti di potere:
1) l'ENORME specchio. Qui in bagno c'e' uno specchio - ora lo misuro - 95x113 cm, munito di numero 2 (due) faretti ad alto potenziale invasivo. Non c'è comedone, doppia punta, capillare o superfluo sopracciglio che sfugga alla gogna. E' un artefatto hoodoo che pretende riti di adorazione e purificazione (dermatologica) lunghi ore.
2) la bilancia con la moquette. Tipo questa:

Quell'affare e' vecchio quanto questa casa e forse anche di piu'. E' tanto analogica che prima di pesarti devi calibrarla o come si dice. Il fatto che il responso possa essere impreciso mi porta a calcolare il mio fardello come media statistica di tre pesate (rituale di espiazione). Comunque ha DAVVERO la moquette.
3) la televisione.
Nessuno dei tre oggetti e' presente nel mio nido d'amore, quindi l'attrazione che esercitano su di me in questi fine settimana genovesi e' potenzialmente fatale, anche se mi accorgo che inizia pian piano a diminuire. Oggi pomeriggio, per esempio, pensavo di attaccarmi alla tivvu' e di non riuscire piu' a riprendere il lavoro. Invece l'offerta era tanto scarsa che mi sono limitata a guardare il pattinaggio su ghiaccio.
Il pattinaggio su ghiaccio e' uno di quegli sport di cui nessuno capisce una fava. Dai, ammettiamolo, se non ci fosse il commento non capiremmo mai da soli se uno e' bravo o no, se ha completato o meno una figura - a parte quando cade - e soprattutto che diavolo di figura fosse. Se avessimo una campioncina di pattinaggio su ghiaccio impareremmo anche noi a commentare baldanzosi, come facevo io durante lo Slalom Gigante: "si piega troppo sugli sci", "guarda quant'e' legnoso", "no no non ce la fa mica questo qui" (le mie top three). Oggi invece era tutto un fiorire di flip, lutz e axel, cioe' in pratica dei salti piroettati.
Pero' l'ho guardata lo stesso perche' in primo luogo stavo *facendo merenda*, e in secondo luogo perche' son cose belle da vedere, in terzo luogo perche' mi ricordano Hilary.
Quando ho iniziato a guardare, stava concludendo una coreana che a quanto pare era caduta un paio di volte. Se n'e' uscita abbastanza mogia, ma io stavo finendo la torta quindi non ero molto attenta. Ho sentito, si', una vaga tristezza, ma ho preferito ignorarla. Dopo di lei e' entrata una bambina giapponese che ha fatto una gara tutta liscia e piena di salti. Una meraviglia. Quando s'e' fermata, la tensione e la gioia erano tanto intense che e' scoppiata a piangere.
E io con lei, maledizione. Cosi' mi sono ricordata il vero motivo per cui vedo queste gare: perche' sono delle tragedie. Vite dedicate a un'ambizione, a un sogno di perfezione assoluta, condotte nel sacrificio e nella dedizione piu' sconvolgente, che vengono giocate in una manciata di minuti, sotto i riflettori e davanti alla folla. Esistenze che si mettono al palio, gara dopo gara. Vengo sopraffatta dall'angoscia e dalla folle bellezza di questi momenti.
Stasera questo non avrei saputo come, a chi e perche' raccontarlo, quindi sono venuta qui. Ma ora esco di corsa altrimenti chiudono i supermercati. Mi rimarra' la torta sullo stomaco, porca paletta.
Qualche giorno fa ho perso l'equilibrio mentre ero nella doccia, e cosi' ho pensato a T.
(io inciampo, scivolo, perdo l'equilibrio, sbatto contro le cose molto spesso. pero' non mi faccio niente. siamo tutti cosi' abituati al fatto che non mi faccio niente, che un giorno mi faro' malissimo e tutti ci resteranno male. in effetti quando cammino per la strada penso sempre "adesso cado e mi rompo", e poi penso "se penso cosi' finisce che succede", eccetera. sono molto stressata.)
T era una mia compagna di classe che ho iniziato a frequentare come amica durante l'ultimo anno di Liceo, quando le cose si sono messe male sul serio. In seguito le cose sono andate anche peggio, ma in modo diverso, e comunque se devo pensare al periodo piu' oscuro della mia vita mi viene in mente quell'anno li'. Frequentavo T perche' era in tutto e per tutto diversa da me, e quindi era diversa anche dalle persone che ero solita avere come amiche; e perche' era bella, e libera, e divertente. Penso che lei mi frequentasse perche' ero l'unica, in quella classe, abbastanza arrabbiata con il mondo da giustificare con un sorriso la sua continua e imperterrita disobbedienza a ogni elementare norma del vivere sociale, che allora consisteva soprattutto nel presentarsi ai propri turni di interrogazione e non esibire troppo sfacciatamente il fatto di avere una vita al di fuori dello studio; per la classe non era abbastanza intelligente, o secchiona, e non era abbastanza gentile, o ipocrita. Nel mio perbenismo proletario anni Cinquanta, malamente mischiato con una manciata di centrosocialismo e un tocco di Sturm und Drang, T era una ragazza "destinata a rovinarsi"; se penso a cosa, di li' a pochi anni se non mesi, avrei combinato e vissuto io, sento ancora il peso dell'infamia di quel giudizio.
T era bellissima. A 19 anni era nel pieno della sua bellezza; si capiva che di li' a poco si sarebbe appesantita, che i suoi lineamenti si sarebbero gonfiati, che il suo look da trasgressivo minacciava di diventare volgare. Ma in quel momento della sua vita era semplicemente perfetta. Un sorriso dolcissimo e un corpo assolutamente sexy; anche la sua voce era sensuale. Il suo giro di conoscenze era ovviamente composto da persone ben piu' grandi di lei, e molto, molto fighe. Aveva iniziato a tatuarsi un po' dappertutto e sul collo, sotto la nuca, aveva il viso della protagonista di Video Girl Ai; lei mi inizio' a manga e tatuaggi. Il mio primo tatuaggio lo feci dalla ragazza per cui T aveva preso una cotta (e come darle torto).
T aveva qualche piercing. Soprattutto "artigianali". Quando mi ha fatto vedere quello alla lingua, nel giorno stesso in cui l'aveva fatto, per poco non sono svenuta.
(buffo, questa cosa me la sono ricordata giusto adesso, mentre la scrivevo)
Ne aveva uno, com'era d'uopo, a un capezzolo. Un giorno non e' venuta a scuola. All'epoca non avevamo i cellulari, e comunque T non era certo assidua delle lezioni. Nel pomeriggio mi chiamo' per dirmi che era andata al pronto soccorso perche' si era strappata il piercing: stava uscendo dalla doccia e l'anellino era rimasto impigliato non so se al rubinetto o all'accappatoio.
(sssssssssss, male vero? anche a me fa quell'effetto li' quando ci penso. ogni volta.)
Il dottore le aveva dato dei punti e le aveva detto che nonostante la ferita non s'era compromessa il seno, che avrebbe potuto allattare.
Rimasi sconcertata. In quel momento della nostra vita, per le persone che eravamo allora, il fatto che la preoccupazione del medico fosse la futura capacita' di allattare la prole mi sembro' quasi disumana. Mi sbagliavo, ora lo so: probabilmente non solo sua madre, ma anche T stessa tra il dolore, il sangue, la paura di quel giorno aveva trovato spazio per quella preoccupazione, e giustamente il dottore ha fatto il suo lavoro rassicurando entrambe.
Ero io a non riuscire a vedere alcun futuro per me, e tantomeno un futuro di allattamento, era per me che quella precisazione era surreale e inopportuna.
Ogni volta che scivolo nella doccia - spesso quindi - penso a quel dottore e a T.
Giuro, non volevo parlarne.
Ci sono cose di cui in questo blog non parlo: la televisione, perche' non ce l'ho; l'attualita', perche' non la seguo; i fattacci miei quelli seri, perche' se anche non tenessi alla mia privacy tengo a quella dei malcapitati a cui ronzo attorno.
Non seguo l'attualita' per una ragionata scelta filosofica che non interessa a nessuno, quindi tralasciamo. Comunque questo significa che non leggo i giornali, e che il mio unico, sporadico contatto con le "notizie" è quando guardo l'homepage di un quotidiano nazionale a caso, preferibilmente padronale.
E' successo che hanno preso Cesare Battisti. Che per quanto mi riguarda poteva anche rimanere un signor Nessuno, se non fosse stato per la Carmilla's Creek. Il motivo per cui odio Evangelisti , i Wu Ming e tutta la gente li' radunata (come figure intellettuali, dato che della loro produzione narrativa non posso dire molto) e' lo stesso per cui mi lamentavo qualche post fa, provocando il disappunto di alcuni miei coetanei: questa gente e' purtroppo il riferimento culturale della mia generazione. Questa gente e' stata il mio riferimento culturale per alcuni mesi della mia vita, e ancora adesso me ne vergogno. Questa gente fa dei danni.
Cesare Battisti fa parte di quel gruppo di privilegiati che hanno avuto la possibilita' di sfuggire alle regole del gioco, e l'hanno fatto con mucho gusto. Ah, si', perche' di gioco si tratta, sempre. Se il tuo ruolo e' quello del nemico dello Stato, quando lo Stato si difende non puoi semplicemente urlare PUGNO! e decidere di tornare a casa borbottando "Non vale".
C'e' chi, dopo aver criticato l'autorita' dello Stato e dei suoi organi governativi, si e' fatto eleggere per godere dell'immunita' parlamentare concessa dalla legge, quindi implicitamente considerandosi oggetto di legge e dell'autorita' statale, per poi ripudiarle ancora quando non facevano piu' comodo. Persone del genere non godono della mia stima. Non stanno alle regole del gioco.
Non e' facile esprimere il concetto che ho in mente. Non si puo' urlare per anni che la Polizia e' cattiva, e poi quando fa la cattiva indignarsi e protestare in nome dei propri diritti. Ma come? Allora non ci credevi DAVVERO, che la Polizia fosse cattiva. Oppure pensavi di essere oltre le regole, di poter essere contemporaneamente antagonista di X e oggetto di protezione da X. Questa e' adolescenza, non e' rivoluzione.
Cesare Battisti ha fatto parte di un gruppo armato per, dice lui, poco piu' di un anno. A me poco piu' di un anno sembra un tempo estremamente lungo. In un anno conosci una persona e la sposi, in un anno fai due esami, scrivi la tesi, ti laurei e trovi lavoro - in un anno, santo cielo, avrai o no il tempo di realizzare che stai facendo una cazzata?
E' stato accusato da un pentito, e di quanto siano state inaffidabili tali accuse non c'e' bisogno di parlare. Evade. Va in Francia. Va in Messico, e da li' ha quest'ottima pensata di NON AVERE PIU' CONTATTI CON NESSUNO. Per questo afferma che no, non aveva idea dei processi a suo carico. E si torna a quella roba delle regole del gioco. Nel nostro paese l'ignoranza della legge non e' un'attenuante all'infrazione della stessa. "Non lo sapevo" non e' una scusante manco per una multa data dai controllori delle effeesse, e' piuttosto fantascientifico che lo possa essere per una condanna della Corte d'Appello all'ergastolo.
Non si e' difeso? CAZZI SUOI, perdonate il francesismo.
Se ne va in Francia approfittando del fatto che tale nazione e' contraria all'estradizione dei criminali politici (questa cosa e' ritenuta giusta e sacrosanta per la Francia di Battisti ma non per il Giappone di Zorzi, chissa' perche' poi), foraggiato da amici italiani, facendo lavoretti, traduzioni, scrivendo romanzi che nessuno avrebbe cagato se non fosse poi salito agli onori della cronaca come Il Fuggitivo. Da questa fuga davanti alla legge riesce pure a trarre ALTRI soldi, pubblicando un libro, "Ma Cavale", in cui, oltre a una versione romanzata di questa sua fuga, racconta la sua versione della storia, che e' quella che ho usato in questo post. Si' perche' anche usando le loro parole, questa sua storia, questa sua vita puzza di schifo.
Ecco infatti uno stralcio dalle FAQ su Battisti di Carmilla, quasi in apertura:
- Perché il gioielliere Torregiani fu assassinato?
- Perché, il 22 gennaio 1979, assieme a un conoscente anche lui armato, aveva ucciso Orazio Daidone: uno dei due rapinatori che avevano preso d’assalto il ristorante Il Transatlantico in cui cenava in folta compagnia. Un cliente, Vincenzo Consoli, morì nella sparatoria, un altro rimase ferito. Chi uccise Torregiani intendeva colpire quanti, in quel periodo, tendevano a “farsi giustizia da soli”.
Ok, anche sorvolando sull'uso della parola PERCHE' (parce que, because) che apre la risposta, che suggerisce un nesso causa-effetto affatto oggettivo, mi state dicendo che un tizio che s'e' fatto giustizia da solo e' stato ucciso da dei tizi che si son fatti giustizia da soli perche' erano contrari al farsi giustizia da soli?
Stiamo realmente parlando di queste persone? Sono realmente degne delle parole, delle poesie, delle campagne che gli state dedicando?
Un altro divertente aneddoto:
- Eppure è stato fatto capire che Cesare Battisti abbia ferito uno dei figli adottivi di Torregiani, Alberto, rimasto poi paraplegico.
- E’ assodato che Alberto Torregiani fu ferito per errore dal padre, nello scontro a fuoco con gli attentatori.
E belin allora scusa, e' tutt'altro paio di maniche. No davvero, scusa io.
Quello che davvero mi brucia e' che mentre ragazzi di fabbrica si sono fatti anni di carcere per l'ingenuita' di aver partecipato a 5 riunioni e un'azione nel giro di un mese e mezzo, e nessuno li ha salvati dalla prigione perche' non avevano amici importanti, ne' soldi di famiglia, ne' la capacita' di rendere se stessi un "caso", gente come Battisti (e ovviamente ci metto anche Negri) ha usato i propri privilegi di casta per scampare alla legge, comportamento in antitesi con i valori che predicava e che predicano i suoi difensori.
Non siete diversi dagli aristocratici, non siete diversi dai piduisti, non siete diversi dai mafiosi.
Ieri ho visto che qualcuno e' arrivato sul mio blog cercando "7 bicchieri che brindano a Lenin", cosi' mi sono commossa e ho iniziato a cantare.
Ma forte, eh. Che una volta ho fatto un corso di teatro e ora uso il diaframma (il muscolo, sciocchi!).
STALINGRADO - STORMY SIX (1975)
Fame e macerie sotto i mortai
Come l'acciaio resiste la città
Strade di Stalingrado di sangue siete lastricate
Ride una donna di granito su mille barricate
Sulla sua strada gelata la croce uncinata lo sa
D'ora in poi troverà Stalingrado in ogni citta'
L'orchestra fa ballare gli ufficiali nei caffe'
l'inverno mette il gelo nelle ossa
ma dentro le prigioni l'aria brucia come se
cantasse il coro dell'Armata Rossa
La radio al buio e sette operai
sette bicchieri che brindano a Lenin
e Stalingrado arriva nella cascina e nel fienile
vola un berretto un uomo ride e prepara il suo fucile
Sulla sua strada gelata la croce uncinata lo sa
D'ora in poi troverà Stalingrado in ogni citta'
(con il gentile aiuto del Deposito)
Abbiate pazienza, sono i segni della vecchiaia.
Quando alla domanda
"Non sono ingrassata, vero?"
ti viene risposto
"Ma assolutamente no, e comunque secondo me stai meglio cosi'"
le probabilita' che tu sia ingrassata sono in effetti altine.
Premessa 1: fate come volete, ma io normalmente non leggo le recensioni di film che devo ancora vedere. C'e' da dire che non scrivero' una vera recensione, pero' uomo avvisato eccetera.
Premessa 2: non ho letto l'opinione di alcun altro blogghettaro su questo film (tra l'altro blogbabel mi e' ostile), quindi vado a ruota basandomi su sensazione & ignoranza e come al solito faro' una bruttissima figura.
Spinta dall'hype ho trascinato la mia dolce meta' a vedere questa pellicola.
Il fatto che io sia ancora viva per poterne parlare, e' prova del nostro grande amore.
No, per dire, carino. Indubbiamente carino. C'e' Robert Downey Junior che a me e' sempre piaciuto e ora sembra realmente sofferente di un brutto male il che lo avvicina a un altro mio grande amore che e' Michael Stipe e tutto torna. Inoltre avete notato che rimonta? A Scanner Darkly, A Guide etc., Zodiac di Fincher (ZODIAC DI FINCHER) e l'anno prossimo Iron Man, cioe' fa Tony Stark, quello che è multimiliardario e fa gli affari con l'esercito e le multinazionali dell'hi-tech per costruire l'invincibile armatura di Iron Man, macchevelodicoaffare.
Ma tornando a noi. Ci sono alcuni motivi - slegati tra loro - per cui questo e' un film carino: alcuni attori; alcune scene; una colonna sonora meravigliosa; il fatto che il fratello scemo di Antonio assomiglia sputato a un mio amico, pero' magari non diteglielo; Antonio.
Basta.
Perche' tutto il resto del film, la storia intendo, non e' che a parer mio regga molto. C'e' un conflitto padre-figlio assolutamente non conflittuale, che da' luogo a una rottura inspiegabile e comunque sanabilissima. C'e' un abbandono, un vero e proprio abbandono di tutti e tutto da parte del protagonista del film (niente paura, e' cio' che dice lui stesso a due minuti dall'inizio) che pare alquanto arbitrario: per tre quarti del film attendi che ti vengano spiegate le sue azioni con qualcosa di piu' del "Eh, capita, la vita l'e' dura" sui cui matura la storia.
Ma soprattutto, e' sempre un bel vedere e siamo contenti tutti, ok, ma una ragazzina dominicana già sfatta all'inizio dell'adolescenza, da grande NON DIVENTA cosi':

Piacerebbe a tutti, ma non funziona cosi'.
E poi, e' furbetto, sapete no? Con tutte le scene dei protagonisti che si girano verso la telecamera e ti dicono delle cose, o i dialoghi sfasati come per mischiare il ricordo del passato al presente, e personaggi a-do-ra-bi-li come Frank, il dogsitter gay (che ce ne sarebbe da dire, ma tralasciamo).
E manco si scopa.
Imperdonabile.
Insomma, e' carino e a me non e' dispiaciuto affatto vederlo. Se vi piace lo stile Sundance, lo adorerete. Ma anche se passate di li' e qualcuno dice "Andiamo al cinema?", va bene uguale. Pero' ecco, non ne farei questo evento cinematografico.
Per questo aspettiamo Zodiac.