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Suzanne takes you down to her place near the river
You can hear the boats go by
You can spend the night beside her
And you know that she's half crazy
But that's why you want to be there...
Leonard Cohen

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mercoledì, 31 gennaio 2007

i siti bulgari

In Bulgaria usano l'alfabeto cirillico. Lo sapevate? Sapevatelo.
Se lo sapevate e' solo in quanto leggete Miru e Babsi, e quindi non vale.
Comunque io non lo sapevo, ero distratta.
C'è da dire che la maggior parte dei siti ufficiali bulgari hanno la versione in inglese.
E mi sa che molti di quelli italiani non ce l'hanno mica.
Alcuni hanno pure la versione in turco.
Sono assolutamente convinta che quelli italiani non l'abbiano.

Si', sono consapevole di aver scritto un post di merda, ma passate tre ore dentro la webpalla bulgara, poi possiamo discuterne.
postato da: laspostata alle ore 31/01/2007 13:36 | link | commenti (4)
categorie: lavoro, deliri
martedì, 30 gennaio 2007

luoghi comuni

Sono stata a Roma. Per due giorni - 9 ore di treno, 2 ore di metropolitana, 8 ore di sangre. Ho riso moltissimo e mi sono stancata oltre ogni dire. Bella gente, bellecose eccetera.
Pochissime ore dopo mi sono ritrovata a Bergamo - 2 ore di autobus, 2 ore di treno & metropolitana. Brutta gente, pessime cose eccetera - lavoro, addirittura. A Bergamo.
Sono imbarazzata dalla banalita' della mia esistenza.

postato da: laspostata alle ore 30/01/2007 13:44 | link | commenti (1)
categorie: città, my stuff
venerdì, 26 gennaio 2007

la tristezza del moscerino

E' comunque giunto il momento di parlarne.
Non posso tacere ancora.
Forse raccontando questa storia riusciro' a venire a capo, almeno con me stessa, di quest'orribile vicenda. O chissa', magari qualcuno tra di voi conosce la verita' su quanto sta accadendo, puo' risolvere l'enigma.
I moscerini.
Dio mi fulmini, i moscerini. Che secondo me non sono proprio moscerini, cioe' assomigliano di piu' a minuscole zanzare pero' senza becco, mmh, punta, beh quella cosa che hanno le zanzare. Voglio dire, sono un po' piu' grandi dei moscerini della frutta, per intenderci, ma piu' piccoli e silenziosi di qualsiasi moschino.
Beh insomma il problema riguarda loro.

(si', en passant, anche me nel senso che non e' che mi faccia piacerissimo averli attorno.)

Si tratta di un enigma, e insieme di una tragedia.
Enigma: che cazzo ci fanno decine di moscerini in casa mia?
(possibile risposta: ingannate dall'esplosione di caldo di pochi giorni fa, si sono schiuse le uova, ma appena nati si son detti "Ma porco cane, è inverno qui!" e sono entrati in casa a riscaldarsi.)

Tragedia: si suicidano.
Ma volontariamente, eh, mica come gli insetti normali che vengono attratti dalla fiamma e poi ardono, sai tipo le poesie e le metafore e quelle cose li'. No: questi si annegano.
Si gettano nell'acqua saponata dei piatti.
Ogni mattina ne trovo almeno una decina, in quella vaschetta di liquido denso e verde.
Ora: capisco che l'aroma "aceto di mele" possa sembrar loro delizioso. Posso anche capire le esigenze di igiene personale.
Ma secondo me dietro c'è qualcosa.

Secondo me sono depressi.
postato da: laspostata alle ore 26/01/2007 16:16 | link | commenti (8)
categorie: deliri
giovedì, 25 gennaio 2007

in difesa di Franz

Avrei voluto parlarvi dell'Epopea dei Moscerini, ma una citazione di Beckett (su Babsi Jones, qui) ha messo in moto una serie di associazioni mentali e ricordi che mi ha portata via.
Al Liceo un'amica aveva deciso di iscriversi all'esame di ammissione di qualche Accademia di Arte Drammatica piuttosto importante. Tra le prove c'era la preparazione di un monologo a scelta: lei, com'era piuttosto scontato, probabilmente troppo, aveva deciso per il finale di "Casa di Bambole" di Ibsen.
Mi piaceva l'idea di una prova di recitazione. Oddio, non ho mai saputo raccontare manco una barzelletta - mi piaceva solo l'idea. Cosi' pensai a quale monologo avrei voluto portare - e all'istante lo seppi: la confessione di Franz Moor.
Franz è il fratello brutto, sgraziato, malvagio, lussurioso e in una parola abominevolmente stronzo di Karl Moor, il protagonista de "I masnadieri" di Shiller. Si', era un periodo in cui avevo deciso di dedicare la mia esistenza a Romantici, periodo fortunatamente breve peraltro.
Intendiamoci, Karl è un figo che al confronto Che Guevara è Mastella. Ok? Però Franz ha ragione. E' vittima di un'ingiustizia chiamata vita, e contro cui nulla e nessuno puo' rimediare; nessuno lo ama, nessuno lo trova simpatico, a malapena lo tollerano - e a dirla tutta ne hanno pure i motivi. Franz fa schifo. Ma non e' mica colpa sua: lo hanno disegnato cosi'.
Io avrei voluto difendere la causa di Franz, che decide di distruggere la bellezza e la bonta', di infangare l'innocenza e annientare la pieta', per pura e semplice vendetta contro la vita.

"(...) Ho il diritto di essere sdegnato contro la Natura e, sul mio onore, lo farò valere. Perché non sono uscito per primo dal ventre di mia madre? Perché non sono figlio unico? Perché mi ha imposto il fardello di questa ripugnante bruttezza? Perché solo io? Come se, alla mia nascita, avesse a disposizione solo qualche misero avanzo? Perché mi ha regalato questo naso da lappone, questa bocca da negro, questi occhi da ottentotto? Io credo che la Natura abbia scelto ciò che vi era di più mostruoso tra tutte le razze umane e mi abbia foggiato di questa pasta. Dannazione! Chi le ha concesso il privilegio di accordare tutto all'altro, e di negare tutto a me? Come poteva essere sensibile agli omaggi di uno e alle offese dell'altro, prima della loro nascita? Perché una simile parzialità nel suo operato? No, no! Sono ingiusto nei suoi confronti. Ci ha dotati d'immaginazione e d'inventiva se ci ha deposti, nudi e miserabili, sulle rive di quel grande oceano che è il mondo. Chi ce la fa nuoti, e chi è pesante vada a fondo! A me non ha regalato un bel nulla e se voglio fare qualcosa di me stesso, devo provvedere da solo. Ognuno può vantare gli stessi diritti nei confronti delle cose più alte e delle cose più piccole: le pretese, gli istinti, le forze si annientano quando contrastano l'una con l'altra. Il diritto è la prerogativa del vincitore, e le leggi non sono altro che i limiti della nostra forza.
(…) Ho sentito un sacco di storie a proposito di una cosiddetta voce del sangue, storie tali da far scoppiare la testa a qualsiasi brava persona... È tuo fratello! Traduciamo: è uscito dallo stesso forno da cui sei uscito anche tu, quindi per te deve essere sacro. Notate ancora, vi prego, che assurda catena di cause ed effetti, che modo grottesco di dedurre dalla parentela dei corpi l'armonia degli spiriti, dalla comune patria d'origine l'affinità dei sentimenti, dagli stessi cibi alle stesse disposizioni! Ma proseguiamo: è tuo padre! Ti ha dato la vita, sei la sua carne e il suo sangue, e per te dev'essere sacro. Ecco un modo di pensare rigidamente conseguente! Tuttavia io chiederei: perché mi ha generato? Non certo per amor mio: io non esistevo ancora. Mi ha conosciuto prima di generarmi o pensava a me, generandomi? Mentre mi generava, desiderava proprio me? Sapeva ciò che sarei diventato? Non glielo auguro, perché in caso contrario dovrei punirlo per avermi dato la vita. Posso essergli grato se sono nato maschio? Tanto poco quanto potrei accusarlo se fossi nato femmina. Posso correttamente valutare un amore che non si fonda sull'apprezzamento della mia personalità? E questo apprezzamento poteva esistere dal momento che la mia personalità doveva nascere solo per mezzo di quell'amore di cui era il presupposto? E allora dov'è il sacro? Forse nell'atto che mi ha messo al mondo? Come se questo atto fosse diverso da un processo bestiale volto a soddisfare una concupiscenza bestiale? O forse sta nell'esito ultimo di questo atto, che in fondo è solo una necessità irrevocabile, di cui si farebbe volentieri a meno se non ci andassero di mezzo la carne e il sangue? Devo forse trattarlo gentilmente perché mi ama? Questa non è che vanità da parte sua, ovvero il peccato prediletto da ogni artista che amoreggia con la sua opera, per quanto ripugnante. Guardatela bene: eccola qua la stregoneria che voi velate di una nebbia sacra per sfruttare i nostri timori! O dovrò proprio farmi menare per il naso, come un ragazzino? Su, coraggio, mettiamoci al lavoro! Svellerò alla radice tutto ciò che per me costituisce un ostacolo e mi inibisce di essere il padrone. Il padrone! Ecco cosa devo diventare, se voglio ottenere con la forza ciò che non può offrirmi quell'amabilità che non possiedo. (...)"

(l'intera tragedia e' gentilmente messa a disposizione da filosofico.net a questo indirizzo - grazie!)
postato da: laspostata alle ore 25/01/2007 16:51 | link | commenti (2)
categorie: letture, deliri
mercoledì, 24 gennaio 2007

la science des rêves

Ok, fermi tutti.
Ma quanto è deludente il nuovo film di Gondry??
E chiunque non dica "Tantissimo!" insieme a me e' un falso e uno spione.

Per la prima mezz'ora sono rimasta molto quieta e tranquilla su quella (comodissima, peraltro) poltroncina aspettando che il film, semplicemente, iniziasse. Poi mi sono rassegnata al fatto che fosse gia' iniziato, e sono rimasta un po' meno quieta sulla pur sempre comoda poltroncina aspettando che finisse.

Una noia mortale. Gli attori protagonisti, Bernal e Gainsbourg, ai loro minimi storici. Lui sembra leggere il gobbo (e infatti la scena in cui da' il meglio di se' e' quella in cui è lo fa REALMENTE), lei si spoglia di ogni fascino per apparire sciatta e stupida. I personaggi non sono solo "antipatici", cioè respingenti ogni simpatia o facile identificazione (cosi' come giustamente accadeva in Eternal Sunshine of a Spotless Mind): sono anche incoerenti e impersonali.
Nessuna tematica viene seguita fino in fondo: la confusione tra sogno e realta', l'amore, i rapporti con i genitori (vivi o defunti che siano), l'amicizia, la "creativita'": e' tutto abbozzato, senza grazia ne' gentilezza. I momenti di stop-motion sono, certo, cariiiini, ma già visti, risaputi, non naif bensi' sempliciotti, o meglio adatti-a-un-pubblico-di.
Non ammetto l'ipotesi di salvare questo film in virtu' di quattro o cinque belle scene. Che ci sono, chi lo nega, ma sospese nel vuoto, in assenza di gravita'. E significato.

Probabilmente Gondry dovrebbe (ri)prendersi uno sceneggiatore, affidare più cose a piu' persone diverse, entrare meno nella produzione e nella "gestione" del prodotto cinematografico.

E dire che ci tenevo cosi' tanto... La prossima volta vado a vedere Casino Royale (
Do I look like I give a damn?).
postato da: laspostata alle ore 24/01/2007 12:20 | link | commenti (6)
categorie: visioni
martedì, 23 gennaio 2007

mutazioni

In questi giorni sono accadute cose importantissime che pero' non saprete mai.

In compenso sono qui per rivelare lo scoop del RITORNO DEI VICINI.
Si', quelli che facevano il trasloco di Odino e litigavano a mezzanotte con i loro affittuari marocchini sottolineandone la nazionalità con un indubbio sottotesto dispregiativo. Beh, dala notte in cui è caduto il muro (ve l'avevo raccontato, no?), si pensava fossero scappati; non che ci mancasse il dolce suono dei trapani alle nove della domenica mattina, ne' la melodiosa seppur autoritaria voce della vecchia strega che dirigeva l'opera con evidentissima cognizione di causa. Il fatto pero' che ci avessero murati vivi appoggiando ogni genere di mobilia alla nostra porta d'ingresso, ecco, questo era fastidioso, visto nel lungo periodo.
Anche perché, a causa dell'umidità e della malinconia, la mobilia in questione stava rapidamente cambiando forma e dimensione, e si prevedeva che nel giro di un paio di settimane il pianerottolo sarebbe stato invaso da giovani e affamati shoggots.

Da un paio di giorni i vicini sono tornati con i dolci suoni e le melodie eccetera. La mobilia però non accenna a entrare nell'appartamento in via di piastrellazione. Ne' a rimanere inorganica.

Ora che esco, magari rivolgo un educato cenno di saluto almeno al materasso piu' vicino.
Che bisogna tenerseli buoni - caso mai.
postato da: laspostata alle ore 23/01/2007 11:21 | link | commenti (3)
categorie: deliri, my stuff
sabato, 20 gennaio 2007

contraddizioni cosmetiche

La cosa che mi fa piu' ridere (o piangere, eh) delle mie affermazioni da femminista
- dalla parte delle bambine - il bikini è come il burka - focused on womens' studies -
e' che quest'estate ho sentito il bisogno di acquistare una crema con Lipo-riduttori e AdipoStop. Grasso-riduttori? Ferma-adipe?

E non solo l'ho comprata. La uso.
Mi sento parecchio alienata.

Ho anche una maschera per il viso il cui principio attivo è il
Sebo-Calmyl. Cioè, calma il mio sebo.

E pensare che mi hanno fatto studiare. 


postato da: laspostata alle ore 20/01/2007 21:37 | link | commenti (10)
categorie: my stuff
giovedì, 18 gennaio 2007

La testimonianza di Lia

Son tre giorni che lo penso, questo post su Lia.
E alla fine quello che vorrei metterci è troppo per un post soltanto.
Vorrei parlare di come sono arrivata sul suo blog a partire da una sortita su Macchianera, come ho passato giorni per leggermelo pressoche' tutto, o almeno tutto il 2006 (e le F.A.Q.); come mi sono ricordata di aver già sentito parlare di lei, quando il quotidiano locale aveva dato la notizia di questa famosa bloggers che s'era trasferita a Genova, e io ho pensato "Dio, è una città veramente defunta se QUESTO e' un evento di cui parlare" - e non avevo letto l'articolo, perche' al tempo non sapevo cosa fossero i blog ed ero soprattutto vagamente maldisposta nei confronti degli stessi.
Vorrei parlare di come Lia abbia immediatamente conquistato il mio cuore, col suo orribile (scusa) template e il suo mal d'Egitto e la sua autoironia. Ma appena dopo avermi conquistata, ha iniziato a dialogare con una parte di me che da tempo aveva deciso di lasciarsi morire d'inedia e mutismo. Lo stesso mutismo che lei ha avuto il coraggio di scavalcare: riflettendo, riflettendo, e infine scrivendo, scrivendo ciò che vedeva e sentiva e pensava rispetto a temi complicati, e persone complicate.

Quand'ero piccola, "sinistra" significava "progresso", e significava quindi scienza, tecnologia, mutamento, messa in discussione dello status quo, sperimentazione, volonta'. Se mi guardo attorno adesso, "sinistra" significa tutto il contrario: apologia dell'immobilismo, diffidenza e ipocrisia. Ci sono più Lari che intellettuali, più dogmi che libri, e si sceglie il motto e lo slogan a seconda della stagione, come nelle sfilate. Niente critica e nessuna sperimentazione.

Lia si pone dei problemi. Si chiede come parlare "male" di quanto si vuole difendere, di quanto per tutta la vita si e' difeso. Come mettere in luce le magagne senza dar ragione agli oppositori politici. E infine sceglie la via che e' propria di quei pochi insegnamenti che la sinistra ancora avrebbe da dare: il femminismo europeo. Il femminismo che diceva "Il personale e' politico", che segnalava l'esigenza di mettere in discussione, nel foro della res publica, anche cio' che poteva sembrare personale, intimo, ma che nelle sue forme e convenzioni e interazioni rifletteva l'ordine sociale "macro". Quindi ci si è messi a parlare d'un tratto non solo di Vietnam e Internazionalismo, ma anche di famiglie, relazioni di coppia, pedagogia. Del posto che occupiamo e di quello che ci fanno occupare. E da li' le battaglie, ancora incomplete, sul divorzio e sull'aborto, da li' la durissima transizione da un diritto della famiglia a un diritto dell'individuo (ancora adesso il nostro stato sociale è basato sul concetto di "capofamiglia". i diritti sociali di milioni di persone dipendono dal fatto di essere "moglie di" o "figlio di").
Il personale e' politico, quindi Lia inizia a raccontare cio' che le sta accadendo. Perche' l'unico sguardo di cui possiamo fidarci, e' il nostro. E perché questa e' una prospettiva valida come ogni altra, a mio parere migliore di molte altre, per guardare alla realta'. Quella di Lia e' una battaglia che sta conducendo non solo per se stessa ma per chi, piu' debole di lei, non ha voce per condurla. Come e' sempre stato dopotutto, e come l'intellettuale "not embedded" dovrebbe fare nei confronti di tutto, soprattutto di cio' che piu' gli e' vicino.
Lia racconta della fine di un matrimonio islamicamente contratto, con una figura rilevante dell'Islam italiano peraltro, e quindi di un divorzio islamico. O meglio, della difficolta' di ottenere un divorzio islamico. Di cio' che tale difficolta' rivela sull'Islam italiano, di quanto si dovrebbe riflettere e imparare da una vicenda personale come la sua.

Lia e' stata attaccata. Sapeva di poter essere attaccata dai difensori di un certo status quo, di diventare "la ricattatrice" e di venire fraintesa. Sapeva di poter venire strumentalizzata - e per questo e' stata chiara, semplice, trasparente, calma, paziente. E' stata attaccata una prima volta: lo stesso omino che nel suo blog si nomina solo in quanto rappresentante di una maldicente islamofobia, ha pensato di poter estrapolare a muzzo dai suoi post per costruire la storia di "Lia, l'italiana vittima della poligamia musulmana". E vabbe'. Ma martedi' il calunniatore neocon e' andato contro ogni etica professionale, ogni rispetto delle leggi sulla privacy, oltre ogni buonsenso. Si', buonsenso, perche' chiunque dopo la lettura dell'articolo passi da Haramlik capirà da solo che il "giornalista" ha stravolto la realta', inventandosi uno scandalo a suo uso e consumo, nonche', scusate l'inezia, pubblicando corrispondenza privata senza chiedere l'autorizzazione ne' di mittente ne' di destinatario.
Non e' un caso che non vi sia nemmeno un link, nell'articolo. Tanto i suoi lettori fedeli, la sua base, non si scomoderà certo a fare una ricerca con Google.

Lia, come blogger, ha l'attenzione e la solidarieta' di molti. Ma come privata cittadina, cosa ha? Qualche giornalista s'e' accorto della cosa? Il Corriere della Sera ritrattera', si scusera', licenziera' l'abominio? Qualche famoso avvocato accettera' di aiutarla a farsi giustizia aggratis?
La vicenda personale di Lia continua a essere una vicenda politica. Soprattutto ora.
postato da: laspostata alle ore 18/01/2007 17:25 | link | commenti (5)
categorie: blog, religioni
martedì, 16 gennaio 2007

i sogni son desideri?

Stamattina, in uno di quei sonni da sfinimento che seguono una notte agitata, ho sognato i topi. Avevo gia' fatto parecchi incubi - di sangue e orrore - ma sono stati loro a farmi svegliare urlando.
Ci avevano teso una trappola. Avevano fatto un rumore strano nel sottotetto, qualcosa di minaccioso che ricordava una tegola che cade, qualcosa che si rompe e bisogna riparare.
Cosi' avevamo aperto la botola. Per andare su, capite, per controllare.
E solo allora, quando la botola era aperta, hanno iniziato a correre.
Decine di zampe correvano verso la botola.
Ci avrebbero attaccato dall'alto.
postato da: laspostata alle ore 16/01/2007 11:42 | link | commenti (6)
categorie: my stuff
domenica, 14 gennaio 2007

internet for daddies

1. Internet e' il male.
2. Di' di no. Quando accade qualcosa e non sai perche', tu di' di no. "Annulla". "Deny".
3. Leggi tutto. Anche se e' in inglese e non capisci. Leggilo uguale.
3bemolle. Mettiti gli occhiali.
4. Non esplode nulla. Non ti preoccupare.
5. Se hai un dubbio chiamami. A qualsiasi ora del giorno e della notte.
6. Non andare sui siti porno. Non per i virus, che dopo due giorni di cura intensiva il Ciao è più sicuro di Fort Knox, qualsiasi cosa sia mai stato Fort Knox che io l'unico film coi pellerossa (o pellirossa, o pellerossi) che ho mai visto era Balla coi Lupi e durante la mia triste adolescenza ho anche avuto il periodo-Lakota che ho letto i libri tipo Seppellite il mio cuore a Wounded Knee (ma solo le  prime 20 pagine) e sapevo coniugare il verbo essere in lingua lakota. Dicevo, non per i virus. E' che poi me ne accorgerei. Gia' mi e' ardua l'idea del mio concepimento, capiscimi. Quindi per riepilogare:
6diesis. Niente porno.
7. Ma ci devi per forza andare su internet?
8. Controlla le mail ogni tanto. In teoria non devono arrivarti. Se ti arrivano, cancellale. Tutte.
9. E' troppo deprimente pensare alle infinite possibilita' del mezzo e alla mia incapacita' di spiegartele in un pomeriggio. Sono molto frustrata.
10. Ok, ti scrivo TUTTO e te lo lascio qui davanti.
postato da: laspostata alle ore 14/01/2007 16:02 | link | commenti (4)
categorie: deliri